Nihon Ryokou

martedì, gennaio 03, 2006

The End

Ci si avvicina alla fine del viaggio. Ma la fine è un traguardo, non una catastrofe.
-George Sand

Non ho piu aggiornato il Blog in quanto ho speso il mio tempo in altre attivita`: ho calpestato la neve sul Fuji, ho esplorato nuovi quartieri di Yokohama e di Tokyo, ho provato ancora nuovi cibi e nuovi ristoranti, ho conquistato i palazzi piu alti e molto altro ancora.
Domani sara` l`ultimo giorno: a pranzo siamo con Yuki e a cena con un`altra nostra amica.
Dopodomani alle 10:30 di mattina un grosso Boeing intercontinentale lascera` le sponde nipponiche per arrivare 13 ore dopo a Francoforte. Un altro volo ci portera` quindi a Peretola alle 18:15 ora italiana.

Gia mi immagino di rivedere la mia camera, gli stessi posti, i medesimi luoghi ed avere l`impressione di non esser mai partito.
Questo e` un incubo ricorrente che ho avuto in giappone e mi perseguita persino da sveglio.

Ringrazio tutti coloro che hanno seguito questo blog; il post medesimo sara` l`ultimo.

Sayonara.

domenica, dicembre 11, 2005

Intorno alla natura e a Disneyland


Poche persone riescono a essere felici senza odiare qualche altra persona, nazione o credo.
-Lord Bertrand Russell

Dopo Kyoto, per il mio compleanno, sono stato a Disneyland.
Per raggiunge questo enorme parco si prende, da Tokyo, un treno apposito: si riconosce facilmente in quanto i finestrini hanno la forma delle orecchie di Topolino e all’interno e’ tutto arredato in stile Disney. Il parco dista circa un’ora da casa di Kanako ed e’ vicino all’aereporto Narita.
Tutto il complesso ha i propri alberghi, ristoranti e luoghi in cui ci si può perfino sposare: ho visto tutto il corteo con la sposa in uno delle case in stile italiano che salutavano da un balcone.
In realtà quest’anno ho visitato Disneysea che e’ accanto a Disneyland perché questo enorme parco divertimenti e’ diviso in due. La prima parte che ho fatto l’anno scorso è il Disneyland classico che si può vedere a Parigi o in America composto da giostre più o meno basate sui personaggi dell’universo Disney. La seconda parte che ho visto appunto quest’anno si compone di quattro paesaggi diversi: il primo è un golfo italiano (con tanto di ristoranti italiani) identico a Portofino, in cui dentro si trova anche la zona che ricrea Venezia (gita in gondola) e perfino il Duomo di Firenze (solo come sfondo); la seconda parte è un’isola vulcanica e ci sono giochi basati su Verne (diecimila leghe sotto i mari, avventura al centro della terra); la terza parte in stile antica persia e l’ultima dedicata agli atzechi.
Tutto è curato al minimo dettaglio sia l’esterno che le giostre. Quest’ultime sono tutte molto carine e anche se non raggiungano i picchi d’infarto di mirabilandia (sono tutte tranquille del tipo “siedi e guarda”) si rifanno piacevolmente più di una volta (abbiamo avuto fortuna, c’era poca gente e non c’erano code).
Ogni due ore ci sono degli spettacoli veramente belli (alcuni pirotecnici tutti basati sugli elementi acqua, fuoco, terra, aria. Per esempio dal golfo in stile italiano usciva un drago meccanico tutto infuocato che veniva spento da una fontana enorme dalle sembianze femminili. Altri spettacoli teatrali molto ben realizzati) cui solo vederne uno merita l’acquisto del biglietto (40 euro).
Alla dieci di sera partono i fuochi d’artificio che durano una quindicina di minuti.
Anche il tempo ci ha donato un sereno fantastico privo di nuvole per cui è stata una giornata memorabile (aggiungendo poi il tema natalizio con alberi di natale e musiche di questo genere l’hanno resa ancora migliore).
Quanti soldi facciano in questo parco non lo so perché per pagare le centinaia di persone che ci lavorano, gli architetti, gli ingegneri e tutti gli spettacoli devono andar via molti soldi; è anche vero che ogni giorno migliaia di persone da tutto il Giappone vengono qua, mangiano, comprano souvenir e risiedono negli alberghi.
Per come la vedo io il prezzo d’entrata è basso rispetto alle spese che affronta questo parco di divertimenti.
Ad alcune persone non piacciono questi luoghi in quanto sostengono che ci si debba divertire per forza. Non è vero. Ci sono tante serie di condizioni per cui una giornata spesa nei parchi di divertimento è una buona giornata. Intanto la compagnia: difficile che si vada da soli, ma si sarà sempre un gruppo d’amici (o fidanzati) che già partono con l’idea di divertirsi. In secondo luogo l’atmosfera di questi luoghi è sempre piacevole; sia per piccoli parchi come quegli italiani che a maggior ragione in questi enormi. Terzo: le giostre; non è detto che per divertimento tutti intendano le montagne russe o roba simile, ma ce ne sono di tanti tipi in questi parchi e quella più adatta si trova sempre.
Se capita l’occasione vi divertirete senza dover pensare se ci si debba per forza divertire o meno.

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Ho visto da vicino i palazzi di Shinjuku. In uno di questi, costato un miliardo di dollari, c’e’ la sede del governo giapponese. Non vorrei ripertermi ma come in altri “quartieri” anche questo è completamente “forato”: sottoterra scorrono decine di linee metropolitane ed in generale centinaia di negozi e ristoranti. Puoi camminare per un’ora sottoterra e visitare sempre posti nuovi.
In questo “quartiere” lavorano 250 mila persone pertanto la mattina le linee metropolitane sono talmente affollate che ad ogni porta si trova il tipo addetto a spingere dentro la gente sul treno (ogni giorno in questa stazione circolano due milioni di persone).
I palazzi saranno una decina: non hanno l’alto design di quello di Yokohama o di Roppongi ma sono tutti ma sono tutti imponenti.

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Non crederò mai che Dio giochi a dadi col mondo.
-Albert Einstein

Sono stato di nuovo a Kamakura, un paesino nei dintorni di Tokyo. Armato di telecamera ho rifatto il giro dei templi e del grande Budda. Giornata serena, tempo perfetto.
Degno di nota, sono riuscito a vedere il primo tramonto da quando sono qui: siamo scesi dal treno verso le cinque di pomeriggio in un paesino sul mare (mare è riduttivo in quanto è un oceano) nel momento in cui il sole ormai rosso si tuffa nelle acque. Dalla spiaggia mirando l’orizzonte, vicino al sole, si vede il Fuji dalla cui cima spuntano, timide, nubi bianche.
Pian piano l’azzurro del cielo lascia il posto al soffuso rosso/arancione del tramonto; in un baleno il sole viene inghiottito dall’oceano e la volta celeste si fa sempre più cupa.
Ammirando questo spettacolo della natura mi viene da pensare perché lo considero tanto bello. Come mai la natura suscita delle sensazioni così sublimi? Nessuna costruzione umana può valere la bellezza di un solo tramonto che incornicia il monte Fuji (che è solo un optional). Forse chi ha la sensibilità per apprezzare questi spettacoli non è tanto diverso da Voltaire, da Albert Einstein, da Giordano Bruno i quali con parole diverse ma con lo stesso animo esaltavano la bellezza della natura e le leggi che la governano.

sabato, dicembre 03, 2005

Kyoto


La vita è breve, l'arte vasta, l'occasione istantanea, l'esperienza ingannevole, il giudizio difficile.
-Ippocrate

Se volete avere un’idea di come è Kyoto prendete Roma: ripulitela da cima a fondo, eliminatene ogni traccia di immigrati/brutte facce/marmaglia in generale, aggiungete un po’ di natura e cambiate le chiese cristiane con templi indu/buddisti.
I fasti del vecchio shogunato possono essere visti qui come le decadenti strutture dell’impero romano a Roma: ovunque si vedono templi, giardini zen e statue di qualche strana divinità.
Non ricordo il nome di tutti i templi che ho visitato perché si assomigliano tutti: un bel giardino curatissimo in ogni dettaglio, laghetti d’acqua e di ghiaia ed infine il tempio (la pagoda) di legno al cui interno risiede un budda o un dipinto di qualche Dio; ogni cosa condita con metafore sulla vita e simbolismi vari.
Partiamo!
Alle 9:00 prendiamo il bus da Tokyo (è una gita organizzata) e dopo un’oretta alla nostra destra spunta tra basse nuvole l’imponente vulcano Fujihama: è affascinante soprattutto perché non ha colline o montagne nelle sue vicinanze quindi sembra ancora più grande. La sua cima innevata è a forma di cono e pare che debba eruttare lava da un momento all’altro. Per i giapponesi è ancora più impressionante considerando che in Giappone non esiste una montagna più alta, ma per chi ha visto le Alpi non è poi così eccezionale: andante a Saint Moritz e salite lungo la funivia per raggiungere la vetta di una delle tante montagne. Una volta in cima ammirate il paesaggio che vi si presenta a 360° gradi. Varrà ben più di cento Fuji. La bellezza del Fuji non sta tanto nella montagna in se quanto ai suoi caratteri che ricordano molto la cultura giapponese che per un europeo è difficile da carpire: è una montagna solitaria la cui figura imponente si può ammirare da molti luoghi distanti decine di chilometri; è una montagna al cui interno risiede un fuoco potente capace di distruggere ogni cosa con una forza spaventosa nel caso decida di eruttare; è una montagna senza alberi ne vegetazione. I giapponesi amano questi caratteri: la meditazione solitaria, una forza interiore notevole, un lusso fatto di uno spazio spartano (i ristoranti giapponesi più costosi non hanno ornamenti al loro interno e tutto è ridotto all’essenziale come le case giapponesi vecchio stile o i templi). Si può capire quindi perché il monte Fuji sia così onorato in Giappone.
Passate altre due ore arriviamo in un paesino immerso nella natura: ci incamminiamo verso la cima di una collina coperta di alberi. La natura è molto bella in questa stagione soprattutto gli alberi hanno dei colori particolarmente accesi: rossi come il fuoco o gialli come il sole. Il contrasto di questi colori con l’azzurro del cielo rendono l’ambiente ancora più suggestivo.
In cima alla collina c’è il tempio, curatissimo in ogni dettaglio, e molto simile a tutti gli altri templi che vedrò in seguito.
Verso sera a causa di una coda sull’autostrada passiamo quattro ore sul bus tra le stradine provinciali e verso le 23:00 arriviamo finalmente all’hotel di Osaka: una città industriale abbastanza brutta in quanto è più povera di Tokyo (niente macchinoni o grattacieli ultratech) ma è ancora più fitta di palazzi e enormi costruzioni che sembrano spuntare dalla terra senza un ordine apparente. Consideriamo che l’ho solo vista dalla strada e il mio giudizio può essere influenzato dal fatto che avevo passato 15 ore sul bus.
L’albergo è in stile occidentale, niente di particolare. Cerchiamo un ristorante nei paraggi e ne troviamo uno che offre cucina coreana: niente male.
La mattina dopo andiamo in un altro paese nei dintorni di Kyoto: ricorda quei paesini rurali che si vedono in Sampei, con il fiume che gli passa in mezzo e gli alberi che sovrastano le case.
Abbiamo quattro ore da passare qui e visitiamo una casa molto bella costruita sul fianco di una collina che domina la valle di Kyoto. Una specie di fiesole giapponese. Questa casa, appartenuta a un attore morto tempo fa, è ovviamente molto affascinante, ma lo è ancora di più il parco attorno. Bello da vedere ma non da viverci perché io non riuscirei a stare in un posto dove tutto è preciso, curatissimo, perfino i sassi hanno una loro logica a stare dove stanno.
Pranziamo in un ristorante di cucina giapponese e io mangio tempura, cioè due ebi (gamberi) e altre verdure fritte.
Finalmente nel pomeriggio andiamo a Kyoto, l’antica capitale del Giappone. Qui per fortuna è vietato costruire palazzoni quindi le case sono rimaste nel loro vecchio stile: ogni casa dal tetto scuro ed arcuato è una piccola villetta circondata da un piccolo giardino.
Abbandoniamo la visita guidata e proseguiamo da soli. Peniamo un po’ nella ricerca dell’albergo e lo troviamo solo con l’aiuto del taxi. L’albergo è totalmente in vecchio stile giapponese, ha persino il giardino curatissimo tutto intorno e un piacevole fiume che scorre li vicino, pieno di aironi e altri uccelli simili dal becco e le gambe lunghe.
Una volta entrati ci togliamo le scarpe all’ingresso e le cambiamo con un paio di ciabatte che ci forniscono le cameriere. La camera è un’enorme stanza con un piccolo tavolo (molto basso) al centro (per sedere bisogna stare a gambe incrociate, non ci sono sedie) e un piccolo davanzale dal quale si gode la vista del fiume e del giardino. Non ci sono letti, questi sono nell’armadio: dei “materassi” (futon) che andranno posizionati per terra (sul tatami,cioè il pavimento, che non è duro ma leggermente morbido) nell’ora in cui si vuole dormire. Prima di ciò vado nelle Onsen (terme) dell’albergo e mi rilasso un po. Queste terme, divise per sesso, sono delle vasche pubbliche in cui la gente si immerge nell’acqua a più di quaranta gradi. Prima di entrare in queste vasche ci sono delle docce dove ci si può lavare con sapone, shampoo ecc, ma non si sta in piedi in quanto non sono divise e/o lontano dalle vasche quindi bisogna stare seduti per non schizzare la gente: è volutamente fatto apposta perché anche qui è rimasto come nell’antichità: quando non esistevano le docce ci si versava dell’acqua calda presa dalla vasca con un mestolo di legno. Tutto si fa seguendo un particolare rituale, persino per fare il bagno.
In seguito andiamo a cena; pesce crudo, cotto, fritto di gamberi e altre verdure. Normale amministrazione.
Il pigiama è un kimono che ci fornisce l’albergo: mi sembra di avere la gonna e per sedere bisogna stare in una posizione scomodissima. Ma si sa, bisogna adattarsi per godere appieno di queste culture cosi aliene.
Il giorno dopo visitiamo diversi templi: uno, tesoro nazionale, è il più alto edificio in legno al mondo. Anche nell’antichità ai giapponesi piaceva costruire palazzi.
Un altro al suo interno si trovano 1033 statue grandi quanto un uomo della Dea indù Visnu (o Kali boh) quella con tante mani. Ogni statua ha una faccia diversa e c’e’ una credenza che dice che almeno una delle statue ha la tua faccia. I bambini stanno ore a guardare le statue nella speranza di trovare quella che assomiglia a loro. Un anziano giapponese che se ne stava assorto nella contemplazione dei sacri budda (li chiamano budda, anche se rappresentano divinità induiste), mi nota e mi dice tutto meravigliato che queste statue sono li fin dalla fondazione del tempio, cioè ottocento anni prima. Gli rispondo che devono essere davvero stanche se sono in piedi da così tanto tempo. Forse non capisce la battuta che nasconde un significato Zen, ma mi chiede da dove vengo e saputa la risposta mi dice che vorrebbe tanto venire in Italia, ma ormai è troppo vecchio. Gli rispondo che non si è mai troppo vecchi per nulla e che purtroppo devo andare. Pare che volesse dirmi altro, ma ci ripensa e lo saluto e ringrazio.
In un'altra zona, anticamente fu costruito un ponte in legno che collega due templi, ma il bello di questo ponte è che si trova sospeso sopra una moltitudine di alberi rossi, arancioni e gialli e si crea un effetto molto suggestivo.
La mattina del quarto giorno visitiamo altri due templi, uno chiamato d’argento (ma non ne ha traccia) e un altro d’oro (in effetti è completamente rivestito con lamine d’oro e sotto il sole, abbaglia). I templi in se non hanno niente di speciale: sono delle piccole costruzioni speculari di tre piani con altrettanti tetti arcuati, ma i giardini sono come al solito curatissimi e meritano la visita.
Nel primo pomeriggio prenotiamo i biglietti del treno (il famoso Shinkansen) e andiamo alla stazione: un edificio ultra moderno ed enorme: lungo 430 metri e alto un centinaio il suo interno è quanto di più imponente abbia visto, non tanto per l’altezza o la lunghezza, quanto per la forma in generale che lo fa sembrare ancora più grande; è infatti sprovvisto di tetto (ha solo delle vetrate ondulate simili all’arcobaleno) quindi sembra infinitamente più spazioso. Salendo per delle interminabili scale mobili si raggiunge la cima da cui si gode la vista di Kyoto e c’e’ perfino un giardino con gli alberi e un Helypad. Ovviamente ci sono altrettanti piani sotterranei zeppi di negozi e ristoranti. Il biglietto funziona come per la metropolitana (e aeroporto): per accedere alla zona in cui partono i treni si deve inserire in delle speciali macchine che te lo timbrano e ti aprono i cancelli.
Lo Shinkansen, ovviamente in orario, ha una forma ondulata che ricorda un sottomarino, ma molto più lungo. E’ completamente bianco sia l’esterno che l’interno ed è provvisto di schermi LCD che indicano le fermate, le stazioni, i chilometri che mancano e in generale tutte le indicazioni che possono servire. E’ un treno superveloce che per curvare si piega come le moto; impieghiamo due ore per tornare a Tokyo.
Visitare Kyoto è obbligatorio per chi viene in Giappone ed è un viaggio e un’esperienza unica che consiglio a tutti.


PS: Un ringraziamento ai genitori di Kanako che oltre ad accompagnarci in questa avventura, hanno pagato di tasca loro l’albergo giapponese, i ristoranti e gli spostamenti. Io mi sono pagato solo il viaggio organizzato dei primi due giorni per un valore di circa 250€.

sabato, novembre 26, 2005

Religione


In Irlanda, se vi chiedono di che religione siete, dite buddista.
-Daniele Luttazzi

Per conoscere la religione di una persona non dobbiamo ascoltare la fede che dice di professare, ma dobbiamo trovare il suo tipo di intolleranza.
-Eric Hoffer

Dove esiste un'altare là esiste anche una religione.
-Joseph De Maistre

C'è una sola religione, benché ne esistano un centinaio di versioni.
-George Bernard Shaw

Passando con la macchina vicino ad un Tempio buddista/scintoista decidiamo di fermarci. E’ domenica e c’e’ una festa per cui i bambini di 3/5/7 anni vanno in questo tempio con i vestiti tradizionali giapponesi (kimono d’inverno, yukata d’estate). Non ho ben capito cosa fanno i bambini, ma i genitori più ricchi si noleggiano un religioso che portano fino al tempio il quale mormorando qualche frase antica, li benedice. Per completare l’opera i bambini dovranno tirare una campanella che immagino serva ad allontanare i temuti spiriti maligni.
Mi stupisco di vedere in dei bambini così piccoli già quei caratteri che si svilupperanno fino all’età adulta: il bambino-uomo vestito in giacca e cravatta ha uno sguardo serio e impassibile e tiene la mano della bambina-donna truccata perfino col rossetto che si guarda intorno mentre entrambi attendono che gli venga scattata una fotografia. Eccolo il Giappone! Negli occhi del bambino e della bambina c’e’ già la consapevolezza di una vita dedita al lavoro e al rispetto assoluto delle regole. I nostri bambini strapperebbero la campana a forza di tirare la corda o giocherebbero a nascondino urlando sotto le statue dei bonzi di pietra; si sporcherebbero i vestiti e farebbero tutte quelle cose che un bambino è giusto che faccia. Questi piccoli uomini invece no.
Mentre ero perso in questi pensieri noto che all’interno del tempio ci sono delle persone che pregano. Ma cosa pregano? Anche qui come in tutte le religioni ci sono decine di rituali e superstizioni volte a spiegare ciò che non si comprende e a scacciare il male; pertanto bisogna battere due volte le mani prima di pregare, quindi colpire una campana, inginocchiarsi e inchinarsi davanti a un prete (bonzo? monaco?) che intona inni sacri in una lingua antica che persino Kanako capisce a stento.
Ed io, da fuori, li guardo.
Li osservo cercando di capire perché pregano: sicuramente loro credono fermamente nella loro religione ed eseguono ogni rituale come deve essere seguito, con assolutà sincerità e umiltà.
All’inizio dentro di me sorge maligno un pensiero, una sensazione: eccomi qui in una terra di persone che hanno assurde credenze e ridicole superstizioni. Ma non lo sanno che è tutto falso? Come se mi trovassi in qualche sperduta tribù africana intenta all’adorazione di totem; come se guardassi gli indiani d’america ballare in cerchio affinché la Dea pioggia li benedica col la sua sacra acqua.
Reprimo questa sensazione.
Chi sono io per sapere cosa è vero e cosa è falso? In Europa ci si è scannati per secoli, si è inventato torture inimmaginabili e bruciato migliaia di uomini; si è caduti in un buio teocratico per quasi mille anni e quali sono le domande (cause) che ci si è posti in tutto questo tempo? Eccone solo alcune: Gesù è il Verbo? E se è il Verbo, è emanato da Dio nel tempo o prima del tempo? E se è emanato da Dio è coeterno e consustanziale con lui, o è di una sostanza simile? E’ distinto da lui o non lo è? E’ creato o generato? Può generare a sua volta? Ha la paternità o la virtù produttiva senza paternità? E lo Spirito Santo, è creato o generato o prodotto o procedente dal Padre o Procedente dal Figlio o da entrambi? E in qual modo, avendo precisamente la stessa natura e la medesima essenza del Padre e del Figlio, può non fare le stesse cose di quelle due persone, che sono lui stesso? E cosa è l’Anima? Esiste? E se esiste e’ materiale, immateriale, spirituale, estesa?
Io non ci capisco niente; nessuno ci ha mai capito niente, ed è questa la ragione per cui ci si è scannati e si è bagnato la terra di fiumi di sangue.
Ho letto la Bibbia. Ho impiegato sei mesi per farlo. E non c’e’ niente di tutto questo. Non se ne trova traccia né negli scritti apocrifi né nei primi Padri della Chiesa.
Io non sono Cristiano, non sono Musulmano, non sono Buddista ne Indu (anche se ognuna di queste religioni ha una parte di saggezza che non va ignorata e vorrei ben vedere che non l’avesse), ma non sono neanche ateo e non sono neanche agnostico. Un ateo dice:”Dio non esiste”. D’accordo dimostramelo e si è daccapo. Che cos’è l’Uomo? Perché esistono queste particolari leggi immutabili che fanno ruotare i pianeti e gli atomi? Perché esiste la vita? Cosa c’era prima del Big Bang? Esiste dunque una volontà in tutto questo? O è solo l’ignoto che ci fa credere a un qualche essere Superiore e Intelligente?
Il fatto è che potrei scrivere un libro con decine di domande senza risposta, con decine di supposizioni teologiche e filosofiche, con decine di accuse, con decine di prove, senza arrivare a nulla. Per anni potrei bruciarmi il cervello cercando di capire se esiste e qual è la natura di Dio, perché Tutto esiste così com’è e mi accorgerei di essere all’esatto punto di partenza.
Ma l’uomo non è fatto per viver come un bruto…
Con forte irritazione e disgusto vedo sig.ri Cardinali, vescovi e preti (ma non tutti per fortuna anche se chi la pensa diversamente non ha potere per fare alcunché) in Italia, fare di tutto per imporre il loro volere anche a chi non la pensa come loro; e ti guardano con gli stessi occhi con cui i loro antenati guardavano bruciare e torturare “gli empi”: con la stessa certezza di essere nel giusto, nell’infallibilità, nella Verità.
Cosa è la Verità? Tutti credono di essere nella Verità ma io dico:”
guardati dagli uomini che dicono di non avere dubbi”
Credo che la Verità sia qualcosa di comune a tutti gli uomini. Voltaire dice: “la morale è di Dio, i dogmi degli uomini”. In qualsiasi tempo e luogo gli uomini che siano tali e non bestie, sanno che il delitto e il furto sono cose ignobili e che la virtù e il far del bene sono cose giuste e mirabili. Ciò che è osservato in Giappone, come l’andare al Tempio ogni mese a tirare corde, è estraneo al resto degli uomini quindi non è che una superstizione, un pregiudizio.
A tal proposito cito ancora Voltaire per quanto riguarda la sua idea di religione, alla voce Teista, del suo dizionario filosofico:”
…[il Teista] non abbraccia alcuna setta perché tutte si contraddicono. La sua religione è la più antica e la più estesa; perché la semplice adorazione di un Dio ha preceduto tutti i sistemi del mondo. Egli parla una lingua che tutti i popoli intendono, mentre essi non si intendono fra loro. (…)Egli crede che la religione non consista né nelle opinioni di una metafisica incomprensibile, né in vani apparati, ma nell’adorazione e nella giustizia. Fare il bene, ecco il suo culto; essere sottomesso a Dio, ecco la sua dottrina.
Il maomettano gli grida:”Guai a te, se non fai il pellegrinaggio alla Mecca!”
“Sventura a te,” gli dice il prete “se non fai un viaggio alla Madonna di Loreto!”
Egli ride di Loreto e della Mecca, ma soccorre il misero e difende l’oppresso
.”.”

domenica, novembre 20, 2005

Non Piace



Il saggio cerca di raggiungere l'assenza di dolore, non il piacere
-Aristotele

Il Giappone non è un paradiso né un luogo perfetto primo perché questi luoghi non esistono (ma c’e’ chi giura che ci siano in un’altra vita) secondo perché ha i suoi problemi e i suoi difetti.
Descrivendo la mia esperienza in Giappone non posso far a meno di comparare quel che non va del nostro Paese con quello che vedo qui. Potrei fare il contrario, certo, ma in quel caso sarei di parte e spocchioso. Se fossi nel Borneo tra i cacciatori di teste, dopo aver assicurato che la mia non è commestibile, farei lo stesso riguardo alla loro abilità di imbalsamazione rispetto alla nostra. Trovo una cosa naturale descrivere l’esperienza in base a quello che mi stupisce maggiormente e spesso capita che quel che mi risalta all’occhio è il fatto che qua generalmente le cose funzionano meglio. E’ una cosa che viene naturale per esempio quando prendi il treno e ti stupisci che sia in orario e non invaso dalle zecche. Viene naturale in molte occasioni vi assicuro.
Le mie critiche all’Italia non sono una forma di disprezzo al contrario sono una riflessione su cosa manca al nostro Paese.
Ci sono poi particolari che noto man mano che passa il tempo e che non mi piacciono del Giappone degni di essere riportati a parte ed è questo lo scopo del post di oggi.

Il fatto che in ogni negozio tu decida di entrare (o anche guardando semplicemente la vetrina) ci siano innumerevoli commesse che gridano “Ishaimaseen” (benvenuto) con una cantilena degna di un tempio buddista e che quando tu esca ribattano con un “arigatou-gozaimastaa” (grazie) pure questo cantato, è una cosa assai ridicola: ci sono certe commesse che mi sono messo a fissare di nascosto che non fanno neanche più caso se ci sia un cliente o meno, cantano le due parole ogni cinque o sei secondi, ritmicamente, ondeggiando un po la testa in segno di rispetto verso il nulla. In dieci ore dovranno dirle migliaia di volte. Mi immagino i loro sogni fatti di campane che rimbombano grazie e benvenuto senza fine. Nelle banche c’e’ una fotocellula che attiva un robot speaker di grazie/benvenuto, ma si vede che per i negozi si preferisce la persona in carne ed ossa. Terribile.
Il Giappone non è un paese molto cosmopolita quindi capita spesso che qualcuno mi fissi per strada o sul treno. Non con sguardo cattivo (che non ho ancora visto in nessun caso da quando sono qui) bensì come se mi stessero studiando; subito distolgono gli occhi se vedono che mi accorgo di loro. Del resto immagino che capiti la stessa cosa se un giapponese va a Ponsacco o in qualunque posto in cui non c’è molta gente abituata a vedere stranieri. Se un italiano va in Francia e si scrive italiano sulla fronte, credo che le reazioni sarebbero ben peggiori. Tuttavia quando mi metto gli occhiali scuri la percentuale della gente che mi guarda cade notevolmente e mi trovo più a mio agio. Non è comunque una cosa che mi da particolarmente fastidio, dopotutto non sono molte le persone che mi guardano.
Non mi piace che l’acqua sia una bevanda quasi introvabile: in giappone tutti devono tè, intrugli vari, qualsiasi cosa tranne semplice acqua. Al ristorante o al bar ti danno quella del rubinetto con un po di ghiaccio (gratis per lo meno) e anche in casa non ci sono bottiglie. Se proprio voglio bere acqua devo comprarla al supermercato o nelle macchinette automatiche che sono sparse ogni cento metri (ma su trenta bevande esposte spesso l’acqua non c’e’ e quando c’e’ costa parecchio).
Non mi piace che nei posti pubblici la gente fumi. In Italia solo da poco si è fatta la legge giusta del divieto di fumo in luoghi pubblici ma qui, stranamente, ancora non c’e’.
Per assurdo è vietato fumare fuori per la strada in quanto c’e’ molta gente e se uno fuma rischia di bruciare qualcuno; niente viene detto a proposito del danno più grave ai polmoni. Nei pub o ristoranti più piccoli, che non hanno le sale per non fumatori, è una tortura.
Non mi piace che la gente si ammazzi di lavoro anche se come ho detto in un post precedente le condizioni sono assolutamente migliori che da noi.
Trovo assurdo che per un parcheggio sperduto ci siano quattro persone in divisa, pagate non so da chi, che aiutino le macchine a parcheggiare. Sempre meglio dei napoletani abusivi, però quattro mi sembrano un tantino troppi.
Guardando più attentamente la TV ho notato che la maggioranza dei programmi sia registrata e che le persone che partecipano ai quiz sono per lo più attori conosciuti che si prestano alla parte. Trovo abbastanza ridicolo tutto ciò. Tra l’altro ora vanno di moda i maghi quindi in TV su diversi canali ci sono una miriade di prestigiatori con i loro più stravaganti trucchi e non si capisce mai se il gioco sia “vero” o sia rimaneggiato a telecamere spente.
I programmi sportivi e le pubblicità sportive sono parecchio “di parte”: faccio questo esempio, ieri giocavano la nazionale femminile di pallavolo giapponese contro quella polacca; ho visto gran parte della partita e alla fine il Giappone perde. Successivamente in tutti i programmi sportivi o nelle pubblicità si mostravano quasi del tutto le sessioni in cui il Giappone era in vantaggio o faceva qualche punto. Se non avevo visto la partita avrei giurato che il Giappone aveva vinto. Forse è fatto apposta affinché la gente si metta a guardare più spesso le partite di pallavolo o come credo è perché hai giapponesi che sono un popolo molto nazionalista piace sentirsi vittoriosi anche se non lo sono. Tuttavia non succede sempre: ho guardato qualche altra partita e il fatto non si è ripetuto.
Spesso succede che dai libri di storia scolastici scompaiano particolari imbarazzanti come le stragi della seconda guerra mondiale, le sanguinose invasioni pre-guerra ecc, questo perché i libri scolastici sono gestiti totalmente dal governo. Anche da noi del resto succede la stessa cosa, non per favorire la razza italiana, ma la religione cristiana e i fascisti. Dopo un secolo ci si trova di nuovo a dover studiare la Creazione di Dio piuttosto che l’Evoluzione di Darwin e Mussolini nella veste di grande statista.



PS: Da lunedì a mercoledì sarò in quel di Kyoto per cui se mi cercate fatelo tramite il cellulare.

mercoledì, novembre 16, 2005

TV


Si uccise lanciandosi contro una sega circolare. La tv era sul posto e riprese l'avvenimento. Il filmato fu mandato in onda a spezzoni.
-Daniele Luttazzi

La migliore TV è quella spenta
-Anonimo

Nella TV giapponese non è possibile trovare un programma che utilizza la donna svestita come strumento per fare audience. Più guardo questa televisione più reputo un vero e proprio insulto all’intelligenza avere in italia programmi d’intrattenimento farciti di donne mezze nude: letterine, letterone, passaparoline e compagnia. E’ come se noi italiani non guardassimo questi programmi perché ci piacciono, ma scegliessimo la trasmissione in base a quante donne in bikini ci sono. Capisco che sia provato che una donna attira più l’attenzione di qualsiasi carro di buoi, ma in televisione se si decide di fare un programma di quiz le donne che non parlano, ma unicamente mostrano, non ci devono stare. Stesso discorso per tutte le pubblicità, anche cartacee, in cui si mostra qualcosa con una donna nuda giusto per attirare di piu; mi fa piacere vedere un bel seno mentre mi si pubblicizza un filo interdentale, ma forse è un po “fuori tema” no? Questo è uno dei tanti motivi per cui ho quasi smesso di vedere la TV in Italia (NB: non perche ci sono le donne nude, ma perche è TV spazzatura che prende la gente per una massa di decerebrati) se non fosse per i dvd che scelgo di comprarmi o per il telegiornale. Purtroppo quest’ultimo è ormai completamente pilotato e lo guardo giusto per vedere qualcosa mentre mangio, altrimenti anche quello sarebbe un ricordo. Basta vedere un TG straniero di un paese civile per rendersene conto. In Italia si privilegiano servizi come il nuovo collare antipulci piuttosto che mostrare i problemi del Paese: cosa fa chi governa, cosa non si fa, quali leggi e perché, cosa realmente succede. Ci si perde (ci fanno perdere) in inutili dibattiti sul “caso del momento” che può essere un virus letale come un omicidio, ma basta vedere un Tg libero (non in italia) per capire che queste cose sono da repubblica delle banane, da terzo mondo.
Tanto per essere piu prolissi del solito, anche questa faccenda di sbattere presunti colpevoli in TG la trovo disgustosa. Se il signor Nessuno viene arrestato, subito si sbatte la sua faccia ovunque provocandogli un danno enorme e poco importa che magari sia innocente. I giornalisti dovrebbero avere un freno a questo genere di cose e così come è vietato mandare in onda le facce dei minorenni così dovrebbe esserlo per quelle persone che sono accusate di qualcosa ma non hanno nessuna sentenza emessa da un giudice. Dovrebbe poi essere vietato dalla legge come lo è dalla morale andare dalla gente che ha subito una disgrazia e chiedergli come sta e continuare a stare appostati sotto la casa di questi infelici nella speranza che rilascino una dichiarazione. Io gli lancerei dalla finestra l’olio bollente, altro che trofei di cristallo.
Questa mania dei TG di fare dei casi nazionali (Cogne, ecc) per fare audience e anche per oscurare cosa succede realmente è una vergogna per l’ordine dei giornalisti i quali dovrebbero essere i primi a denunciare e a fare le domande giuste. Ci sono programmi che si salvano a stento, come Report e pochi altri, in cui i giornalisti fanno il loro mestiere e non sono del tutto asserviti.
Dare alla religione (leggi: Chiesa) tutto questo spazio all’interno della televisione è una vergogna che come al solito succede solo in Italia; cosa me ne importa a me di un servizio di 15 minuti sul papa e C. quando un TG ne dura 25. Come gli piace ai potenti inchinarsi a questa gente, il tutto per avere più voti e come gli piacerà ai preti e ai Ruini intromettersi nei fatti di uno Stato libero (?) e soprattutto laico (?).
Epurare gente perché non piace ai potenti è uno schifo (Luttazzi, Grillo, Santoro, Biagi, Guzzanti, ecc). Un conto è che una di queste persone possa non piacere per le cose che ha detto/fatto, un altro è epurarlo. E’ evidente che Santoro ha osato troppo nella sua battaglia contro la destra perché lui già aveva capito che se quella coalizione avesse vinto non avrebbe più messo piede in TV. Alcune persone possono detestare Santoro in quanto non doveva permettersi di dire quelle cose, ma Biagi? Non mi pare che abbia posto mai domande dirette, ma solo fatti concreti. Luttazzi? Ne ha posta una sola (dove ha preso i soldi?) ma la domanda di un comico oggi vale più di quella di un politico perché la gente ormai si fida più dei comici che dei politici. Vedete quindi che Santoro avrà spinto troppo ma la sua paura non era certo infondata come possiamo constatare oggi nello pseudo-regime in cui viviamo.
Scusate se ho dilungato come al solito, il fatto è che scrivendo le parole scivolano sulla tastiera e mi fanno perdere la via che avevo imboccato al principio. Del resto spero non ci sia nessun professore che giudichi quanto scrivo e mi assegni un brutto voto in quanto sono anch’io “fuori tema

martedì, novembre 15, 2005

Ready? Fight!


La parola è donna, l'azione uomo.
-George Herbert


Girovagando per le strade di Tokyo mi sono imbattuto in una delle tante sale giochi e decido di entrarvi. Questa in particolare è un palazzetto di cinque piani in ognuno dei quali sono presenti vari tipi di videogames: i cosiddetti picchiaduro (nella foto), giochi di strategia, slot-machine, ecc. Persone d’ogni età giocano a ritmi maniacali con le loro piccole mani pallide e sottili dalle dita lunghe come quelle delle donne. Puoi vedere il banchiere di cinquant’anni combattere forsennatamente contro il ragazzo sedicenne in un sanguinoso duello all’ultima versione del “beat’em up” (tipo di videogames in cui si sceglie un combattente e si affronta vari avversari a suon di pugni e calci) di turno; in Giappone non è strano vedere persone ben più che adulte giocare ai videogiochi o leggere fumetti. Sono considerati divertimenti per tutte le età infatti spesso tornando a casa in metropolitana ci sono moltissime persone perse nella lettura di fumetti (in giapponese: manga) e lo stesso discorso vale per i giochi.
Intriganti i videogames di nuova concezione in cui devi posizionare delle carte (cinque) su un tavolo elettronico ed il gioco le riconosce e le visualizza sullo schermo: queste carte rappresentano vari tipi di armate (arcieri, picchieri, fanteria ecc) e la gente si affronta in scontri tra eserciti. Interessante che a seconda di come ruoti o muovi la carta sul tavolo, l’armata viene spostata di conseguenza. Vincitore è colui che meglio sa gestire strategicamente le proprie armate e sconfigge l’avversario. Chi vince riceve delle carte premio da una fessura e se ha fortuna può trovare delle ottime armate da utilizzare nel successivo scontro.
Un fatto che ha attirato la mia attenzione è il ruolo, in questo caso universale, della donna accanto al proprio uomo che sta giocando: guarda lo schermo in cui si svolgono i fatti in modo apatico quasi autistico (non parlo di me perché Kanako si rifiuta di entrare in qualsiasi posto contenente videogiochi a causa di un qualche principio morale non scritto).
Mi chiedo cosa stia guardando in realtà con quello sguardo perso nel vuoto e ad un tratto capisco: la donna oltrepassa con lo sguardo lo schermo ed i circuiti al suo interno per arrivare ad un punto imprecisato del sottosuolo in cui mette a fuoco nella sua mente tutti i migliori centri commerciali ricolmi di vestiti firmati e gioielli più luminosi.
Come si spiegherà poi questo amore delle donne per le cose che luccicano? dev’essere un ricordo ancestrale marchiato nel suo codice genetico che impone alla donna la ricerca dei migliori ornamenti col fine, a volte inconsapevole, di farsi notare. Normalmente in natura è il maschio che deve darsi da fare (guardate il pavone per esempio che incanta la femmina col suo bel piumaggio) con queste cose ma si vede che per la specie umana il discorso cambia. Anche i pesci hanno questa mania per le cose luminose infatti il polpo che non è uno stupido posiziona sempre davanti alla sua tana cose luccicanti in modo da attirarli vicino a lui e divorarli.
Resta da chiarire quindi se la donna sia più simile al polpo o al pavone.
Comunque sia ce ne sono diverse in queste sale giochi, ma anche in quelle di tutto il mondo, con lo sguardo fisso nel vuoto, impalate dietro il loro uomo e spesso la loro noia è direttamente proporzionale alla concentrazione del loro compagno.