Nihon Ryokou

sabato, novembre 26, 2005

Religione


In Irlanda, se vi chiedono di che religione siete, dite buddista.
-Daniele Luttazzi

Per conoscere la religione di una persona non dobbiamo ascoltare la fede che dice di professare, ma dobbiamo trovare il suo tipo di intolleranza.
-Eric Hoffer

Dove esiste un'altare là esiste anche una religione.
-Joseph De Maistre

C'è una sola religione, benché ne esistano un centinaio di versioni.
-George Bernard Shaw

Passando con la macchina vicino ad un Tempio buddista/scintoista decidiamo di fermarci. E’ domenica e c’e’ una festa per cui i bambini di 3/5/7 anni vanno in questo tempio con i vestiti tradizionali giapponesi (kimono d’inverno, yukata d’estate). Non ho ben capito cosa fanno i bambini, ma i genitori più ricchi si noleggiano un religioso che portano fino al tempio il quale mormorando qualche frase antica, li benedice. Per completare l’opera i bambini dovranno tirare una campanella che immagino serva ad allontanare i temuti spiriti maligni.
Mi stupisco di vedere in dei bambini così piccoli già quei caratteri che si svilupperanno fino all’età adulta: il bambino-uomo vestito in giacca e cravatta ha uno sguardo serio e impassibile e tiene la mano della bambina-donna truccata perfino col rossetto che si guarda intorno mentre entrambi attendono che gli venga scattata una fotografia. Eccolo il Giappone! Negli occhi del bambino e della bambina c’e’ già la consapevolezza di una vita dedita al lavoro e al rispetto assoluto delle regole. I nostri bambini strapperebbero la campana a forza di tirare la corda o giocherebbero a nascondino urlando sotto le statue dei bonzi di pietra; si sporcherebbero i vestiti e farebbero tutte quelle cose che un bambino è giusto che faccia. Questi piccoli uomini invece no.
Mentre ero perso in questi pensieri noto che all’interno del tempio ci sono delle persone che pregano. Ma cosa pregano? Anche qui come in tutte le religioni ci sono decine di rituali e superstizioni volte a spiegare ciò che non si comprende e a scacciare il male; pertanto bisogna battere due volte le mani prima di pregare, quindi colpire una campana, inginocchiarsi e inchinarsi davanti a un prete (bonzo? monaco?) che intona inni sacri in una lingua antica che persino Kanako capisce a stento.
Ed io, da fuori, li guardo.
Li osservo cercando di capire perché pregano: sicuramente loro credono fermamente nella loro religione ed eseguono ogni rituale come deve essere seguito, con assolutà sincerità e umiltà.
All’inizio dentro di me sorge maligno un pensiero, una sensazione: eccomi qui in una terra di persone che hanno assurde credenze e ridicole superstizioni. Ma non lo sanno che è tutto falso? Come se mi trovassi in qualche sperduta tribù africana intenta all’adorazione di totem; come se guardassi gli indiani d’america ballare in cerchio affinché la Dea pioggia li benedica col la sua sacra acqua.
Reprimo questa sensazione.
Chi sono io per sapere cosa è vero e cosa è falso? In Europa ci si è scannati per secoli, si è inventato torture inimmaginabili e bruciato migliaia di uomini; si è caduti in un buio teocratico per quasi mille anni e quali sono le domande (cause) che ci si è posti in tutto questo tempo? Eccone solo alcune: Gesù è il Verbo? E se è il Verbo, è emanato da Dio nel tempo o prima del tempo? E se è emanato da Dio è coeterno e consustanziale con lui, o è di una sostanza simile? E’ distinto da lui o non lo è? E’ creato o generato? Può generare a sua volta? Ha la paternità o la virtù produttiva senza paternità? E lo Spirito Santo, è creato o generato o prodotto o procedente dal Padre o Procedente dal Figlio o da entrambi? E in qual modo, avendo precisamente la stessa natura e la medesima essenza del Padre e del Figlio, può non fare le stesse cose di quelle due persone, che sono lui stesso? E cosa è l’Anima? Esiste? E se esiste e’ materiale, immateriale, spirituale, estesa?
Io non ci capisco niente; nessuno ci ha mai capito niente, ed è questa la ragione per cui ci si è scannati e si è bagnato la terra di fiumi di sangue.
Ho letto la Bibbia. Ho impiegato sei mesi per farlo. E non c’e’ niente di tutto questo. Non se ne trova traccia né negli scritti apocrifi né nei primi Padri della Chiesa.
Io non sono Cristiano, non sono Musulmano, non sono Buddista ne Indu (anche se ognuna di queste religioni ha una parte di saggezza che non va ignorata e vorrei ben vedere che non l’avesse), ma non sono neanche ateo e non sono neanche agnostico. Un ateo dice:”Dio non esiste”. D’accordo dimostramelo e si è daccapo. Che cos’è l’Uomo? Perché esistono queste particolari leggi immutabili che fanno ruotare i pianeti e gli atomi? Perché esiste la vita? Cosa c’era prima del Big Bang? Esiste dunque una volontà in tutto questo? O è solo l’ignoto che ci fa credere a un qualche essere Superiore e Intelligente?
Il fatto è che potrei scrivere un libro con decine di domande senza risposta, con decine di supposizioni teologiche e filosofiche, con decine di accuse, con decine di prove, senza arrivare a nulla. Per anni potrei bruciarmi il cervello cercando di capire se esiste e qual è la natura di Dio, perché Tutto esiste così com’è e mi accorgerei di essere all’esatto punto di partenza.
Ma l’uomo non è fatto per viver come un bruto…
Con forte irritazione e disgusto vedo sig.ri Cardinali, vescovi e preti (ma non tutti per fortuna anche se chi la pensa diversamente non ha potere per fare alcunché) in Italia, fare di tutto per imporre il loro volere anche a chi non la pensa come loro; e ti guardano con gli stessi occhi con cui i loro antenati guardavano bruciare e torturare “gli empi”: con la stessa certezza di essere nel giusto, nell’infallibilità, nella Verità.
Cosa è la Verità? Tutti credono di essere nella Verità ma io dico:”
guardati dagli uomini che dicono di non avere dubbi”
Credo che la Verità sia qualcosa di comune a tutti gli uomini. Voltaire dice: “la morale è di Dio, i dogmi degli uomini”. In qualsiasi tempo e luogo gli uomini che siano tali e non bestie, sanno che il delitto e il furto sono cose ignobili e che la virtù e il far del bene sono cose giuste e mirabili. Ciò che è osservato in Giappone, come l’andare al Tempio ogni mese a tirare corde, è estraneo al resto degli uomini quindi non è che una superstizione, un pregiudizio.
A tal proposito cito ancora Voltaire per quanto riguarda la sua idea di religione, alla voce Teista, del suo dizionario filosofico:”
…[il Teista] non abbraccia alcuna setta perché tutte si contraddicono. La sua religione è la più antica e la più estesa; perché la semplice adorazione di un Dio ha preceduto tutti i sistemi del mondo. Egli parla una lingua che tutti i popoli intendono, mentre essi non si intendono fra loro. (…)Egli crede che la religione non consista né nelle opinioni di una metafisica incomprensibile, né in vani apparati, ma nell’adorazione e nella giustizia. Fare il bene, ecco il suo culto; essere sottomesso a Dio, ecco la sua dottrina.
Il maomettano gli grida:”Guai a te, se non fai il pellegrinaggio alla Mecca!”
“Sventura a te,” gli dice il prete “se non fai un viaggio alla Madonna di Loreto!”
Egli ride di Loreto e della Mecca, ma soccorre il misero e difende l’oppresso
.”.”

domenica, novembre 20, 2005

Non Piace



Il saggio cerca di raggiungere l'assenza di dolore, non il piacere
-Aristotele

Il Giappone non è un paradiso né un luogo perfetto primo perché questi luoghi non esistono (ma c’e’ chi giura che ci siano in un’altra vita) secondo perché ha i suoi problemi e i suoi difetti.
Descrivendo la mia esperienza in Giappone non posso far a meno di comparare quel che non va del nostro Paese con quello che vedo qui. Potrei fare il contrario, certo, ma in quel caso sarei di parte e spocchioso. Se fossi nel Borneo tra i cacciatori di teste, dopo aver assicurato che la mia non è commestibile, farei lo stesso riguardo alla loro abilità di imbalsamazione rispetto alla nostra. Trovo una cosa naturale descrivere l’esperienza in base a quello che mi stupisce maggiormente e spesso capita che quel che mi risalta all’occhio è il fatto che qua generalmente le cose funzionano meglio. E’ una cosa che viene naturale per esempio quando prendi il treno e ti stupisci che sia in orario e non invaso dalle zecche. Viene naturale in molte occasioni vi assicuro.
Le mie critiche all’Italia non sono una forma di disprezzo al contrario sono una riflessione su cosa manca al nostro Paese.
Ci sono poi particolari che noto man mano che passa il tempo e che non mi piacciono del Giappone degni di essere riportati a parte ed è questo lo scopo del post di oggi.

Il fatto che in ogni negozio tu decida di entrare (o anche guardando semplicemente la vetrina) ci siano innumerevoli commesse che gridano “Ishaimaseen” (benvenuto) con una cantilena degna di un tempio buddista e che quando tu esca ribattano con un “arigatou-gozaimastaa” (grazie) pure questo cantato, è una cosa assai ridicola: ci sono certe commesse che mi sono messo a fissare di nascosto che non fanno neanche più caso se ci sia un cliente o meno, cantano le due parole ogni cinque o sei secondi, ritmicamente, ondeggiando un po la testa in segno di rispetto verso il nulla. In dieci ore dovranno dirle migliaia di volte. Mi immagino i loro sogni fatti di campane che rimbombano grazie e benvenuto senza fine. Nelle banche c’e’ una fotocellula che attiva un robot speaker di grazie/benvenuto, ma si vede che per i negozi si preferisce la persona in carne ed ossa. Terribile.
Il Giappone non è un paese molto cosmopolita quindi capita spesso che qualcuno mi fissi per strada o sul treno. Non con sguardo cattivo (che non ho ancora visto in nessun caso da quando sono qui) bensì come se mi stessero studiando; subito distolgono gli occhi se vedono che mi accorgo di loro. Del resto immagino che capiti la stessa cosa se un giapponese va a Ponsacco o in qualunque posto in cui non c’è molta gente abituata a vedere stranieri. Se un italiano va in Francia e si scrive italiano sulla fronte, credo che le reazioni sarebbero ben peggiori. Tuttavia quando mi metto gli occhiali scuri la percentuale della gente che mi guarda cade notevolmente e mi trovo più a mio agio. Non è comunque una cosa che mi da particolarmente fastidio, dopotutto non sono molte le persone che mi guardano.
Non mi piace che l’acqua sia una bevanda quasi introvabile: in giappone tutti devono tè, intrugli vari, qualsiasi cosa tranne semplice acqua. Al ristorante o al bar ti danno quella del rubinetto con un po di ghiaccio (gratis per lo meno) e anche in casa non ci sono bottiglie. Se proprio voglio bere acqua devo comprarla al supermercato o nelle macchinette automatiche che sono sparse ogni cento metri (ma su trenta bevande esposte spesso l’acqua non c’e’ e quando c’e’ costa parecchio).
Non mi piace che nei posti pubblici la gente fumi. In Italia solo da poco si è fatta la legge giusta del divieto di fumo in luoghi pubblici ma qui, stranamente, ancora non c’e’.
Per assurdo è vietato fumare fuori per la strada in quanto c’e’ molta gente e se uno fuma rischia di bruciare qualcuno; niente viene detto a proposito del danno più grave ai polmoni. Nei pub o ristoranti più piccoli, che non hanno le sale per non fumatori, è una tortura.
Non mi piace che la gente si ammazzi di lavoro anche se come ho detto in un post precedente le condizioni sono assolutamente migliori che da noi.
Trovo assurdo che per un parcheggio sperduto ci siano quattro persone in divisa, pagate non so da chi, che aiutino le macchine a parcheggiare. Sempre meglio dei napoletani abusivi, però quattro mi sembrano un tantino troppi.
Guardando più attentamente la TV ho notato che la maggioranza dei programmi sia registrata e che le persone che partecipano ai quiz sono per lo più attori conosciuti che si prestano alla parte. Trovo abbastanza ridicolo tutto ciò. Tra l’altro ora vanno di moda i maghi quindi in TV su diversi canali ci sono una miriade di prestigiatori con i loro più stravaganti trucchi e non si capisce mai se il gioco sia “vero” o sia rimaneggiato a telecamere spente.
I programmi sportivi e le pubblicità sportive sono parecchio “di parte”: faccio questo esempio, ieri giocavano la nazionale femminile di pallavolo giapponese contro quella polacca; ho visto gran parte della partita e alla fine il Giappone perde. Successivamente in tutti i programmi sportivi o nelle pubblicità si mostravano quasi del tutto le sessioni in cui il Giappone era in vantaggio o faceva qualche punto. Se non avevo visto la partita avrei giurato che il Giappone aveva vinto. Forse è fatto apposta affinché la gente si metta a guardare più spesso le partite di pallavolo o come credo è perché hai giapponesi che sono un popolo molto nazionalista piace sentirsi vittoriosi anche se non lo sono. Tuttavia non succede sempre: ho guardato qualche altra partita e il fatto non si è ripetuto.
Spesso succede che dai libri di storia scolastici scompaiano particolari imbarazzanti come le stragi della seconda guerra mondiale, le sanguinose invasioni pre-guerra ecc, questo perché i libri scolastici sono gestiti totalmente dal governo. Anche da noi del resto succede la stessa cosa, non per favorire la razza italiana, ma la religione cristiana e i fascisti. Dopo un secolo ci si trova di nuovo a dover studiare la Creazione di Dio piuttosto che l’Evoluzione di Darwin e Mussolini nella veste di grande statista.



PS: Da lunedì a mercoledì sarò in quel di Kyoto per cui se mi cercate fatelo tramite il cellulare.

mercoledì, novembre 16, 2005

TV


Si uccise lanciandosi contro una sega circolare. La tv era sul posto e riprese l'avvenimento. Il filmato fu mandato in onda a spezzoni.
-Daniele Luttazzi

La migliore TV è quella spenta
-Anonimo

Nella TV giapponese non è possibile trovare un programma che utilizza la donna svestita come strumento per fare audience. Più guardo questa televisione più reputo un vero e proprio insulto all’intelligenza avere in italia programmi d’intrattenimento farciti di donne mezze nude: letterine, letterone, passaparoline e compagnia. E’ come se noi italiani non guardassimo questi programmi perché ci piacciono, ma scegliessimo la trasmissione in base a quante donne in bikini ci sono. Capisco che sia provato che una donna attira più l’attenzione di qualsiasi carro di buoi, ma in televisione se si decide di fare un programma di quiz le donne che non parlano, ma unicamente mostrano, non ci devono stare. Stesso discorso per tutte le pubblicità, anche cartacee, in cui si mostra qualcosa con una donna nuda giusto per attirare di piu; mi fa piacere vedere un bel seno mentre mi si pubblicizza un filo interdentale, ma forse è un po “fuori tema” no? Questo è uno dei tanti motivi per cui ho quasi smesso di vedere la TV in Italia (NB: non perche ci sono le donne nude, ma perche è TV spazzatura che prende la gente per una massa di decerebrati) se non fosse per i dvd che scelgo di comprarmi o per il telegiornale. Purtroppo quest’ultimo è ormai completamente pilotato e lo guardo giusto per vedere qualcosa mentre mangio, altrimenti anche quello sarebbe un ricordo. Basta vedere un TG straniero di un paese civile per rendersene conto. In Italia si privilegiano servizi come il nuovo collare antipulci piuttosto che mostrare i problemi del Paese: cosa fa chi governa, cosa non si fa, quali leggi e perché, cosa realmente succede. Ci si perde (ci fanno perdere) in inutili dibattiti sul “caso del momento” che può essere un virus letale come un omicidio, ma basta vedere un Tg libero (non in italia) per capire che queste cose sono da repubblica delle banane, da terzo mondo.
Tanto per essere piu prolissi del solito, anche questa faccenda di sbattere presunti colpevoli in TG la trovo disgustosa. Se il signor Nessuno viene arrestato, subito si sbatte la sua faccia ovunque provocandogli un danno enorme e poco importa che magari sia innocente. I giornalisti dovrebbero avere un freno a questo genere di cose e così come è vietato mandare in onda le facce dei minorenni così dovrebbe esserlo per quelle persone che sono accusate di qualcosa ma non hanno nessuna sentenza emessa da un giudice. Dovrebbe poi essere vietato dalla legge come lo è dalla morale andare dalla gente che ha subito una disgrazia e chiedergli come sta e continuare a stare appostati sotto la casa di questi infelici nella speranza che rilascino una dichiarazione. Io gli lancerei dalla finestra l’olio bollente, altro che trofei di cristallo.
Questa mania dei TG di fare dei casi nazionali (Cogne, ecc) per fare audience e anche per oscurare cosa succede realmente è una vergogna per l’ordine dei giornalisti i quali dovrebbero essere i primi a denunciare e a fare le domande giuste. Ci sono programmi che si salvano a stento, come Report e pochi altri, in cui i giornalisti fanno il loro mestiere e non sono del tutto asserviti.
Dare alla religione (leggi: Chiesa) tutto questo spazio all’interno della televisione è una vergogna che come al solito succede solo in Italia; cosa me ne importa a me di un servizio di 15 minuti sul papa e C. quando un TG ne dura 25. Come gli piace ai potenti inchinarsi a questa gente, il tutto per avere più voti e come gli piacerà ai preti e ai Ruini intromettersi nei fatti di uno Stato libero (?) e soprattutto laico (?).
Epurare gente perché non piace ai potenti è uno schifo (Luttazzi, Grillo, Santoro, Biagi, Guzzanti, ecc). Un conto è che una di queste persone possa non piacere per le cose che ha detto/fatto, un altro è epurarlo. E’ evidente che Santoro ha osato troppo nella sua battaglia contro la destra perché lui già aveva capito che se quella coalizione avesse vinto non avrebbe più messo piede in TV. Alcune persone possono detestare Santoro in quanto non doveva permettersi di dire quelle cose, ma Biagi? Non mi pare che abbia posto mai domande dirette, ma solo fatti concreti. Luttazzi? Ne ha posta una sola (dove ha preso i soldi?) ma la domanda di un comico oggi vale più di quella di un politico perché la gente ormai si fida più dei comici che dei politici. Vedete quindi che Santoro avrà spinto troppo ma la sua paura non era certo infondata come possiamo constatare oggi nello pseudo-regime in cui viviamo.
Scusate se ho dilungato come al solito, il fatto è che scrivendo le parole scivolano sulla tastiera e mi fanno perdere la via che avevo imboccato al principio. Del resto spero non ci sia nessun professore che giudichi quanto scrivo e mi assegni un brutto voto in quanto sono anch’io “fuori tema

martedì, novembre 15, 2005

Ready? Fight!


La parola è donna, l'azione uomo.
-George Herbert


Girovagando per le strade di Tokyo mi sono imbattuto in una delle tante sale giochi e decido di entrarvi. Questa in particolare è un palazzetto di cinque piani in ognuno dei quali sono presenti vari tipi di videogames: i cosiddetti picchiaduro (nella foto), giochi di strategia, slot-machine, ecc. Persone d’ogni età giocano a ritmi maniacali con le loro piccole mani pallide e sottili dalle dita lunghe come quelle delle donne. Puoi vedere il banchiere di cinquant’anni combattere forsennatamente contro il ragazzo sedicenne in un sanguinoso duello all’ultima versione del “beat’em up” (tipo di videogames in cui si sceglie un combattente e si affronta vari avversari a suon di pugni e calci) di turno; in Giappone non è strano vedere persone ben più che adulte giocare ai videogiochi o leggere fumetti. Sono considerati divertimenti per tutte le età infatti spesso tornando a casa in metropolitana ci sono moltissime persone perse nella lettura di fumetti (in giapponese: manga) e lo stesso discorso vale per i giochi.
Intriganti i videogames di nuova concezione in cui devi posizionare delle carte (cinque) su un tavolo elettronico ed il gioco le riconosce e le visualizza sullo schermo: queste carte rappresentano vari tipi di armate (arcieri, picchieri, fanteria ecc) e la gente si affronta in scontri tra eserciti. Interessante che a seconda di come ruoti o muovi la carta sul tavolo, l’armata viene spostata di conseguenza. Vincitore è colui che meglio sa gestire strategicamente le proprie armate e sconfigge l’avversario. Chi vince riceve delle carte premio da una fessura e se ha fortuna può trovare delle ottime armate da utilizzare nel successivo scontro.
Un fatto che ha attirato la mia attenzione è il ruolo, in questo caso universale, della donna accanto al proprio uomo che sta giocando: guarda lo schermo in cui si svolgono i fatti in modo apatico quasi autistico (non parlo di me perché Kanako si rifiuta di entrare in qualsiasi posto contenente videogiochi a causa di un qualche principio morale non scritto).
Mi chiedo cosa stia guardando in realtà con quello sguardo perso nel vuoto e ad un tratto capisco: la donna oltrepassa con lo sguardo lo schermo ed i circuiti al suo interno per arrivare ad un punto imprecisato del sottosuolo in cui mette a fuoco nella sua mente tutti i migliori centri commerciali ricolmi di vestiti firmati e gioielli più luminosi.
Come si spiegherà poi questo amore delle donne per le cose che luccicano? dev’essere un ricordo ancestrale marchiato nel suo codice genetico che impone alla donna la ricerca dei migliori ornamenti col fine, a volte inconsapevole, di farsi notare. Normalmente in natura è il maschio che deve darsi da fare (guardate il pavone per esempio che incanta la femmina col suo bel piumaggio) con queste cose ma si vede che per la specie umana il discorso cambia. Anche i pesci hanno questa mania per le cose luminose infatti il polpo che non è uno stupido posiziona sempre davanti alla sua tana cose luccicanti in modo da attirarli vicino a lui e divorarli.
Resta da chiarire quindi se la donna sia più simile al polpo o al pavone.
Comunque sia ce ne sono diverse in queste sale giochi, ma anche in quelle di tutto il mondo, con lo sguardo fisso nel vuoto, impalate dietro il loro uomo e spesso la loro noia è direttamente proporzionale alla concentrazione del loro compagno.

lunedì, novembre 14, 2005

Oasi felice

E quindi uscimmo a riveder le stelle
-Dante Alighieri

Sono stato a Ropponji, un’altra città di lusso all’interno di Tokyo. Giunto con la metropolitana devo affrontare tre serie di scale mobili interminabili di cinquanta metri l’una. Il sottosuolo qua è completamente cavo rivestito di piani e piani di negozi, linee metropolitane e quant’altro.
Arrivato finalmente in superficie mi trovo nel caos di una strada principale colma di gente e macchine con un’autostrada che rimbomba sulla nostra testa. A prima vista non sembra un posto particolarmente bello, ma camminando per un centinaio di metri e svoltando un angolo mi ritrovo in un altro mondo: un giardino addobbato in stile natalizio con tanto di luci sugli alberi e sulle fontante fa da cornice a un’enorme palazzo, altissimo e dalla forma ipertecnologica sulle cui fiancate vengono proiettati dei fasci di luce che ricordano la neve che scende dal cielo. In effetti ha una forma molto strana questo grattacielo, pieno di angoli e luci: mi pare che si possa aprire da un momento all’altro e ne esca fuori un robottone stile mazinga.
Entrando in questo magnifico edificio non posso che constatare la cura architettonica con cui è stato realizzato. Sinceramente non pensavo di vedere qualcosa di migliore rispetto a quello che avevo visto a Yokohama ma devo ricredermi: difficile descrivere ogni corridoio o ponte sospeso, ogni vetrata o le cascate che scendono non so da dove e si infrangono in marmi lucenti; fiumi scorrono lungo strane pareti oblique e canne di bambu illuminate rendono antico questo modernissimo grattacielo di cui non scorgo la vetta.
E’ composto dalle firme più autorevoli, i soliti Armani, Gucci e compagnia, ma la cosa più incredibile sono il design di ristoranti e bar: ognuno è unico nel suo genere, creato qui in stile antico, la in stile moderno, tutti hanno un’anima diversa ma mai ne avevo visti di cosi affascinanti.
Normalmente io emetto un giudizio in base a come mangio, ma devo riconoscere che lo sforzo per rendere questi posti cosi belli allo sguardo fanno quasi dimenticare che ci si possa anche mangiare e bere.
Chissà cosa mai avrà provato il Sommo Poeta nel suo girovagare gli empirei cieli, ma sicuramente se avesse visto le meraviglie di questo luogo ne sarebbe rimasto ugualmente affascinato.

sabato, novembre 12, 2005

Shorinji Kempo in Giappone


La lettura è per la mente quel che l'esercizio è per il corpo.

-Joseph Addison

Domenica scorsa sono stato in un altro mega palazzetto dello sport per vedere un allenamento nazionale di studenti praticanti lo Shorinji Kempo. Dico studenti in quanto come avevo detto tempo fa chi frequenta una scuola deve fare anche uno sport. In questo caso parte degli studenti universitari e delle scuole superiori che avevano scelto come sport lo Shorinji Kempo si sono ritrovati in questo edificio per allenarsi. rticolarmente bello, ma camminando per un centinaio di metri e svoltando un'in giapponese: ma, segno che appunto qua non è strano possedere un macchinone.
on un "iha i sedili in pelle.
Ho incontrato la mia amica Yuki che mi ha fatto vedere come funziona quaggiù: in pratica circa cinquecento ragazzi di età tra i sedici e i ventitre anni si allenavano, insieme ai maggiori maestri, in quest’arte marziale. Vedo così aspiranti dottori, ingegneri, chimici ecc. darsele di santa ragione. C’e’ persino una scuola, mi dice Yuki, che si occupa esclusivamente di sport. I suoi iscritti praticano ogni giorno lo sport prescelto fino a diventare veri e propri campioni (o almeno ci provano) oltre a studiare materie prestabilite. In Giappone non esiste che un atleta sia un fenomeno ma anche uno stupido. Qua per diventare un campione devi essere anche intelligente cosi in questa scuola si studia e si fa tantissimo sport. Mi dice che è una scuola molto prestigiosa e solo pochi possono entrarci perchè i test di ammissione sono molto difficili, infatti lei è una di quelle ragazze che ha provato ad entrarci e non ci è riuscita. Molti dei laureati in questa scuola se non diventano campioni nel loro sport potranno far parte dell’armata della sicurezza nazionale giapponese, una specie di esercito a difesa del Paese, guadagnando lo stesso molti soldi.
Gli allievi di Shorinji di questa scuola ovviamente vincono tutto: ho visto una loro esibizione veramente fantastica in cui si affrontavano in un embu (combattimento simulato), sincronizzato al millimetro, sedici persone (normalmente un embu si fa in coppia o in tre\quattro massimo); parevano robot queste sedici persone si muovevano all’unisono nelle più difficili tecniche di Shorinji senza un comando che gli desse il via; per raggiungere tale perfezione non ho idea di quante ore ci abbiano passato per eseguire in un minuto e trenta secondi un embu di tale precisione.
Lo so bene perché anche io feci una dimostrazione in pubblico in un embu di otto persone e essere sincronizzati è difficilissimo, questione di moltissima pratica, e noi avevamo un comando vocale per partire tutti insieme ad ogni tecnica.
Veramente bravi, ma del resto come non aspettarsi questo da gente che si allena sei ore al giorno con ritmi da esercito?

Oggi è arrivata la Mercedes nuova del babbo di Kanako. Non ho visto bene il modello ma è una di quelle con i fanali doppi ed ha i sedili in pelle. In famiglia, dopo averla vista, hanno liquidato con un “carina” una tale Signora delle Macchine, segno che appunto qua non è strano possedere un macchinone.

venerdì, novembre 04, 2005

Cinema e animali (vivi e morti)


Grandezza e progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali.
-Mohandas Karamchand Gandhi

Oggi ho visitato l’acquario di Tokyo a Shinagawa: non era molto grande ma ben tenuto e pulito. Ho assistito ad una esibizione di due delfini che saltavano in aria in cambio di qualche aringa.
In linea teorica non mi piacciono gli Zoo ne di terra ne di acqua perché queste povere bestie sono tenute segregate in delle gabbie che non rendono certo l’immensità della savana o i profondi abissi oceanici. Mi fa pena vederli cosi che girano in tondo per tutta la vita senza uno scopo, aspettando solo il cibo. Qualche filosofo potrebbe addurre che lo stesso discorso vale anche per molti uomini anche se non sono in delle gabbie o perfino che tutti abbiamo una gabbia che non vediamo, ma questo è un filosofeggiare fuori tema. In verità penso che gli animali debbano stare nel proprio ambiente naturale, soprattutto quelli grandi come i delfini: il pubblico fa un “ooooh!” quando li vede saltare dentro il cerchio o giocare con la classica palla e i bambini gridano felici, ma per un occhio più sensibile questo spettacolo fa pena. I delfini sono delle creature fantastiche e tenerli imprigionati in una piscina di dieci metri quadri è un delitto. Lo stesso vale per gli squali o gli altri grandi pesci. A maggior ragione il discorso vale per i grandi felini, le scimmie, gli ippopotami e tutte le grandi creature per cui è una sofferenza lo stare in cella.
Questa estate sono stato allo Zoo di Pistoia e si capisce subito appena entrati la decadenza delle prigioni per animali: molte bestie sono malate o dormono tutto il giorno, altre obese o magre come scheletri.
Passi gli acquari con pesci tropicali o con piccoli animali che non soffrono più di tanto, anzi forse ne hanno un beneficio in termini di allungamento della propria vita e passino ovviamente tutti gli animali domestici che nei secoli si sono adattati a questa vita ma tutto il resto dovrebbe essere vietato dal comune senso morale.

Riprendendo il filo del discorso stavo dicendo che, come in tutti questi posti, anche qui pullulano bambini ovunque; in effetti anche nella città dove abito, Azamino, ci sono moltissimi bambini di tutte le età. Dal momento in cui cominciano ad andare a scuola (sei anni) imparano a cavarsela per conto proprio. Crescendo vedranno pochissimo i propri genitori che lavorano come muli per cui sono costretti a viaggiare da soli o a stare in casa senza nessuno che badi a loro. In genere a dieci anni non hanno problemi a destreggiarsi con le linee della metropolitana, comprarsi i vestiti, cibo ecc.
Questo sistema ha moltissimi lati positivi e sicuramente aiuta poi da adulto a comportarsi come tale e non come bambino come capita di vederne in Italia anche a quarant’anni, ma diciamoci la verità io credo che un bambino debba restare tale il più possibile: siamo in un mondo ostile in cui per vivere dobbiamo lavorare in gabbie per conigli per ore ed ore al giorno confrontandoci ripetutamente con nuovi problemi che la vita gentilmente ci offre. Un antico proverbio Zen sentenzia: ”l’uomo nasce, soffre ed infine muore”. Senza essere così drastici certo non siamo in un mondo felice e perfetto (dopotutto un mondo felice e perfetto è un bel paradosso) quindi perché bisogna prenderne coscienza già da bambini? I bambini devono avere dei genitori presenti e devono imparare ad allacciarsi le scarpe non prima dei dieci anni altrimenti rischiano di diventare adulti prima del tempo e perdere la gioventù è un crimine abominevole.


(sopra: uno scorcio del grande acquario del ristorante)

A cena siamo stati al ristorante di un nostro amico che lavora, tanto per cambiare, come cuoco (mi ha detto che lavora dieci ore al giorno per cinque giorni la settimana, dopotutto non si ammazza come il fratello di Kanako). Il nome del ristorante è già un programma: LUXORY. L’entrata è a forma di caverna con marmi neri illuminati da luci rosse soffuse; passata la grotta si giunge ad una grande sala dorata in cui domina un’enorme e stupendo acquario (in tema con la giornata) alto non meno di quattro metri e largo sei o sette in cui nuotano decine di pesci tropicali multicolori.
L’ambiente è arredato con gusto anche se un po kitsch e con poca luce come si conviene a questo genere di locali. I camerieri in smoking e forniti di auricolare per comunicare tra loro fanno a gara per trovarci il tavolo migliore e nel frattempo salutiamo l’amico cuoco la cui specialità sono i dessert. Il ristorante offre una vasta gamma di cibi stranieri tra cui l’intramontabile carbonara mia ovvia scelta e degli spaghetti alle vongole veraci che ordina Kanako. Quando vedo il cameriere sorridermi con in mano due piatti enormi gioisco per la mangiata che sto per fare ma, con rammarico, debbo constatare che il cibo al loro interno riempie una minuscola parte del piatto. In pratica con sei forchettate (le ho contate) ho finito. Delizioso ma come al solito troppo poco. Costo? 4,5 euro per la carbonara e 5 euro per le vongole. Meno di una qualsiasi infima trattoria italiana. Certo se voglio spendere non ho che da prendere il menu fisso della sera che costa sui 40 euro e mi riempiono di pietanze squisite in un ambiente che non si paragona nemmeno ai migliori ristoranti di lusso italiani che conosco. Mi chiedo come facciano i capi a pagare tutti compreso gli addetti all’enorme acquario e vivere decentemente. Non lo so e ad ogni modo non è un mio problema.
A proposito anche i dessert che ci hanno offerto gratis erano ottimi.

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Ieri sono stato al cinema a vedere i fratelli Grimm: regia orribile, storia terribile, recitazione inguardabile (non a caso c’e’ la Bellucci). Non è adatto ne a un pubblico adulto ne ad uno giovane inoltre il biglietto costa quasi il doppio che da noi e la sala in cui era proiettato era circa la metà di quelle del Warner Village. Credo che non andrò più al cinema tranne forse per vedere Harry Potter 4 che esce il 26 novembre. Qui in Giappone i film vengono proiettati in lingua originale e sottotitolati in giapponese: un sistema migliore del doppiaggio a patto di conoscere almeno un po la lingua con cui vengono proiettati. In Italia abbiamo dei buonissimi doppiatori ma quando ho il DVD e mi guardo i film in lingua originale si nota una bella differenza.
Spesso poi per film minori o cartoni animati (non per bambini, quelli chiamati “film d’animazione” di cui Miyazaki,vincitore dell’oscar, ne è il genio indiscusso) il doppiaggio è terribile. Per non parlare poi dei doppiatori italiani di videogiochi che sono sempre gli stessi da 10 anni: c’e’ il bolognese, il napoletano e il milanese. Che schifo.

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Sono stato al mercato del pesce: un grande magazzino all’aperto in cui tutti vociano per vendere la propria mercanzia. Ci sono miriadi di pesci alcuni già sbuzzati altri vivi che nuotano tranquilli in delle teche ignari che la loro vita si conta in minuti.
Su dei tavoloni di legno sono adagiati dei grossi tonni e l’addetto allo smembramento, impugnando una lunga e sottile spada, li fa a fette; un altro addetto prende queste fettone e le sminuzza e un altro ancora prende le fettine di tonno e le mette dentro delle scatole di plastica che poi vende.
Ci sono tantissimi pesci strani che non avevo mai visto oltre a una quantità abnorme di vongole, ostriche e lumaconi giganti. Ci sono anche tante uova di pesce che andranno a guarnire i piatti più prelibati.
Mi trovo in un’atmosfera frenetica apparentemente caotica in cui tutti corrono, comprano, vendono, alcuni persino su dei minifurgoncini sui quali caricano i pesci e se li portano al ristorante dove presubilmente lavorano.
Devo dire comunque che mi aspettavo di meglio. Ho impresso nella memoria il mercato del pesce che vidi anni fa in Spagna (Bilbao? San Sebastian?) ed era molto più affascinante. Forse il problema sta nel fatto che questo non è proprio un mercato al pubblico ma un ingrosso soprattutto per i ristoranti, supermercati ecc, quindi l’atmosfera cambia.
Purtroppo ho dovuto vedere in fretta questo mercato perché avevamo un appuntamento e stavamo facendo tardi, comunque ho programmato di tornarci da solo per gustarmelo in tutta calma.

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Ho fatto amicizia con delle amiche di Kanako cosi quando lei lavora spesso le incontro. Una di loro, Roppon-chan ha deciso di aiutarmi con la lingua giapponese cosi si è offerta di farmi da maestra in cambio di alcune lezioni di italiano. Ci parliamo in inglese, lei lo parla benissimo (pure il cinese, che è diversissimo dal giapponese) io un po meno ma devo solo fare l’abitudine a parlarlo visto che lo capisco senza problemi. Mi ha gia riempito di compiti quindi la sera spesso me ne sto a studiare per non fare brutta figura alla prossima lezione.