Non Piace

Il saggio cerca di raggiungere l'assenza di dolore, non il piacere
-Aristotele
Il Giappone non è un paradiso né un luogo perfetto primo perché questi luoghi non esistono (ma c’e’ chi giura che ci siano in un’altra vita) secondo perché ha i suoi problemi e i suoi difetti.
Descrivendo la mia esperienza in Giappone non posso far a meno di comparare quel che non va del nostro Paese con quello che vedo qui. Potrei fare il contrario, certo, ma in quel caso sarei di parte e spocchioso. Se fossi nel Borneo tra i cacciatori di teste, dopo aver assicurato che la mia non è commestibile, farei lo stesso riguardo alla loro abilità di imbalsamazione rispetto alla nostra. Trovo una cosa naturale descrivere l’esperienza in base a quello che mi stupisce maggiormente e spesso capita che quel che mi risalta all’occhio è il fatto che qua generalmente le cose funzionano meglio. E’ una cosa che viene naturale per esempio quando prendi il treno e ti stupisci che sia in orario e non invaso dalle zecche. Viene naturale in molte occasioni vi assicuro.
Le mie critiche all’Italia non sono una forma di disprezzo al contrario sono una riflessione su cosa manca al nostro Paese.
Ci sono poi particolari che noto man mano che passa il tempo e che non mi piacciono del Giappone degni di essere riportati a parte ed è questo lo scopo del post di oggi.
Il fatto che in ogni negozio tu decida di entrare (o anche guardando semplicemente la vetrina) ci siano innumerevoli commesse che gridano “Ishaimaseen” (benvenuto) con una cantilena degna di un tempio buddista e che quando tu esca ribattano con un “arigatou-gozaimastaa” (grazie) pure questo cantato, è una cosa assai ridicola: ci sono certe commesse che mi sono messo a fissare di nascosto che non fanno neanche più caso se ci sia un cliente o meno, cantano le due parole ogni cinque o sei secondi, ritmicamente, ondeggiando un po la testa in segno di rispetto verso il nulla. In dieci ore dovranno dirle migliaia di volte. Mi immagino i loro sogni fatti di campane che rimbombano grazie e benvenuto senza fine. Nelle banche c’e’ una fotocellula che attiva un robot speaker di grazie/benvenuto, ma si vede che per i negozi si preferisce la persona in carne ed ossa. Terribile.
Il Giappone non è un paese molto cosmopolita quindi capita spesso che qualcuno mi fissi per strada o sul treno. Non con sguardo cattivo (che non ho ancora visto in nessun caso da quando sono qui) bensì come se mi stessero studiando; subito distolgono gli occhi se vedono che mi accorgo di loro. Del resto immagino che capiti la stessa cosa se un giapponese va a Ponsacco o in qualunque posto in cui non c’è molta gente abituata a vedere stranieri. Se un italiano va in Francia e si scrive italiano sulla fronte, credo che le reazioni sarebbero ben peggiori. Tuttavia quando mi metto gli occhiali scuri la percentuale della gente che mi guarda cade notevolmente e mi trovo più a mio agio. Non è comunque una cosa che mi da particolarmente fastidio, dopotutto non sono molte le persone che mi guardano.
Non mi piace che l’acqua sia una bevanda quasi introvabile: in giappone tutti devono tè, intrugli vari, qualsiasi cosa tranne semplice acqua. Al ristorante o al bar ti danno quella del rubinetto con un po di ghiaccio (gratis per lo meno) e anche in casa non ci sono bottiglie. Se proprio voglio bere acqua devo comprarla al supermercato o nelle macchinette automatiche che sono sparse ogni cento metri (ma su trenta bevande esposte spesso l’acqua non c’e’ e quando c’e’ costa parecchio).
Non mi piace che nei posti pubblici la gente fumi. In Italia solo da poco si è fatta la legge giusta del divieto di fumo in luoghi pubblici ma qui, stranamente, ancora non c’e’.
Per assurdo è vietato fumare fuori per la strada in quanto c’e’ molta gente e se uno fuma rischia di bruciare qualcuno; niente viene detto a proposito del danno più grave ai polmoni. Nei pub o ristoranti più piccoli, che non hanno le sale per non fumatori, è una tortura.
Non mi piace che la gente si ammazzi di lavoro anche se come ho detto in un post precedente le condizioni sono assolutamente migliori che da noi.
Trovo assurdo che per un parcheggio sperduto ci siano quattro persone in divisa, pagate non so da chi, che aiutino le macchine a parcheggiare. Sempre meglio dei napoletani abusivi, però quattro mi sembrano un tantino troppi.
Guardando più attentamente la TV ho notato che la maggioranza dei programmi sia registrata e che le persone che partecipano ai quiz sono per lo più attori conosciuti che si prestano alla parte. Trovo abbastanza ridicolo tutto ciò. Tra l’altro ora vanno di moda i maghi quindi in TV su diversi canali ci sono una miriade di prestigiatori con i loro più stravaganti trucchi e non si capisce mai se il gioco sia “vero” o sia rimaneggiato a telecamere spente.
I programmi sportivi e le pubblicità sportive sono parecchio “di parte”: faccio questo esempio, ieri giocavano la nazionale femminile di pallavolo giapponese contro quella polacca; ho visto gran parte della partita e alla fine il Giappone perde. Successivamente in tutti i programmi sportivi o nelle pubblicità si mostravano quasi del tutto le sessioni in cui il Giappone era in vantaggio o faceva qualche punto. Se non avevo visto la partita avrei giurato che il Giappone aveva vinto. Forse è fatto apposta affinché la gente si metta a guardare più spesso le partite di pallavolo o come credo è perché hai giapponesi che sono un popolo molto nazionalista piace sentirsi vittoriosi anche se non lo sono. Tuttavia non succede sempre: ho guardato qualche altra partita e il fatto non si è ripetuto.
Spesso succede che dai libri di storia scolastici scompaiano particolari imbarazzanti come le stragi della seconda guerra mondiale, le sanguinose invasioni pre-guerra ecc, questo perché i libri scolastici sono gestiti totalmente dal governo. Anche da noi del resto succede la stessa cosa, non per favorire la razza italiana, ma la religione cristiana e i fascisti. Dopo un secolo ci si trova di nuovo a dover studiare la Creazione di Dio piuttosto che l’Evoluzione di Darwin e Mussolini nella veste di grande statista.
PS: Da lunedì a mercoledì sarò in quel di Kyoto per cui se mi cercate fatelo tramite il cellulare.


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