Nihon Ryokou

martedì, novembre 15, 2005

Ready? Fight!


La parola è donna, l'azione uomo.
-George Herbert


Girovagando per le strade di Tokyo mi sono imbattuto in una delle tante sale giochi e decido di entrarvi. Questa in particolare è un palazzetto di cinque piani in ognuno dei quali sono presenti vari tipi di videogames: i cosiddetti picchiaduro (nella foto), giochi di strategia, slot-machine, ecc. Persone d’ogni età giocano a ritmi maniacali con le loro piccole mani pallide e sottili dalle dita lunghe come quelle delle donne. Puoi vedere il banchiere di cinquant’anni combattere forsennatamente contro il ragazzo sedicenne in un sanguinoso duello all’ultima versione del “beat’em up” (tipo di videogames in cui si sceglie un combattente e si affronta vari avversari a suon di pugni e calci) di turno; in Giappone non è strano vedere persone ben più che adulte giocare ai videogiochi o leggere fumetti. Sono considerati divertimenti per tutte le età infatti spesso tornando a casa in metropolitana ci sono moltissime persone perse nella lettura di fumetti (in giapponese: manga) e lo stesso discorso vale per i giochi.
Intriganti i videogames di nuova concezione in cui devi posizionare delle carte (cinque) su un tavolo elettronico ed il gioco le riconosce e le visualizza sullo schermo: queste carte rappresentano vari tipi di armate (arcieri, picchieri, fanteria ecc) e la gente si affronta in scontri tra eserciti. Interessante che a seconda di come ruoti o muovi la carta sul tavolo, l’armata viene spostata di conseguenza. Vincitore è colui che meglio sa gestire strategicamente le proprie armate e sconfigge l’avversario. Chi vince riceve delle carte premio da una fessura e se ha fortuna può trovare delle ottime armate da utilizzare nel successivo scontro.
Un fatto che ha attirato la mia attenzione è il ruolo, in questo caso universale, della donna accanto al proprio uomo che sta giocando: guarda lo schermo in cui si svolgono i fatti in modo apatico quasi autistico (non parlo di me perché Kanako si rifiuta di entrare in qualsiasi posto contenente videogiochi a causa di un qualche principio morale non scritto).
Mi chiedo cosa stia guardando in realtà con quello sguardo perso nel vuoto e ad un tratto capisco: la donna oltrepassa con lo sguardo lo schermo ed i circuiti al suo interno per arrivare ad un punto imprecisato del sottosuolo in cui mette a fuoco nella sua mente tutti i migliori centri commerciali ricolmi di vestiti firmati e gioielli più luminosi.
Come si spiegherà poi questo amore delle donne per le cose che luccicano? dev’essere un ricordo ancestrale marchiato nel suo codice genetico che impone alla donna la ricerca dei migliori ornamenti col fine, a volte inconsapevole, di farsi notare. Normalmente in natura è il maschio che deve darsi da fare (guardate il pavone per esempio che incanta la femmina col suo bel piumaggio) con queste cose ma si vede che per la specie umana il discorso cambia. Anche i pesci hanno questa mania per le cose luminose infatti il polpo che non è uno stupido posiziona sempre davanti alla sua tana cose luccicanti in modo da attirarli vicino a lui e divorarli.
Resta da chiarire quindi se la donna sia più simile al polpo o al pavone.
Comunque sia ce ne sono diverse in queste sale giochi, ma anche in quelle di tutto il mondo, con lo sguardo fisso nel vuoto, impalate dietro il loro uomo e spesso la loro noia è direttamente proporzionale alla concentrazione del loro compagno.