Intorno alla natura e a Disneyland
Poche persone riescono a essere felici senza odiare qualche altra persona, nazione o credo.
-Lord Bertrand Russell
Dopo Kyoto, per il mio compleanno, sono stato a Disneyland.
Per raggiunge questo enorme parco si prende, da Tokyo, un treno apposito: si riconosce facilmente in quanto i finestrini hanno la forma delle orecchie di Topolino e all’interno e’ tutto arredato in stile Disney. Il parco dista circa un’ora da casa di Kanako ed e’ vicino all’aereporto Narita.
Tutto il complesso ha i propri alberghi, ristoranti e luoghi in cui ci si può perfino sposare: ho visto tutto il corteo con la sposa in uno delle case in stile italiano che salutavano da un balcone.
In realtà quest’anno ho visitato Disneysea che e’ accanto a Disneyland perché questo enorme parco divertimenti e’ diviso in due. La prima parte che ho fatto l’anno scorso è il Disneyland classico che si può vedere a Parigi o in America composto da giostre più o meno basate sui personaggi dell’universo Disney. La seconda parte che ho visto appunto quest’anno si compone di quattro paesaggi diversi: il primo è un golfo italiano (con tanto di ristoranti italiani) identico a Portofino, in cui dentro si trova anche la zona che ricrea Venezia (gita in gondola) e perfino il Duomo di Firenze (solo come sfondo); la seconda parte è un’isola vulcanica e ci sono giochi basati su Verne (diecimila leghe sotto i mari, avventura al centro della terra); la terza parte in stile antica persia e l’ultima dedicata agli atzechi.
Tutto è curato al minimo dettaglio sia l’esterno che le giostre. Quest’ultime sono tutte molto carine e anche se non raggiungano i picchi d’infarto di mirabilandia (sono tutte tranquille del tipo “siedi e guarda”) si rifanno piacevolmente più di una volta (abbiamo avuto fortuna, c’era poca gente e non c’erano code).
Ogni due ore ci sono degli spettacoli veramente belli (alcuni pirotecnici tutti basati sugli elementi acqua, fuoco, terra, aria. Per esempio dal golfo in stile italiano usciva un drago meccanico tutto infuocato che veniva spento da una fontana enorme dalle sembianze femminili. Altri spettacoli teatrali molto ben realizzati) cui solo vederne uno merita l’acquisto del biglietto (40 euro).
Alla dieci di sera partono i fuochi d’artificio che durano una quindicina di minuti.
Anche il tempo ci ha donato un sereno fantastico privo di nuvole per cui è stata una giornata memorabile (aggiungendo poi il tema natalizio con alberi di natale e musiche di questo genere l’hanno resa ancora migliore).
Quanti soldi facciano in questo parco non lo so perché per pagare le centinaia di persone che ci lavorano, gli architetti, gli ingegneri e tutti gli spettacoli devono andar via molti soldi; è anche vero che ogni giorno migliaia di persone da tutto il Giappone vengono qua, mangiano, comprano souvenir e risiedono negli alberghi.
Per come la vedo io il prezzo d’entrata è basso rispetto alle spese che affronta questo parco di divertimenti.
Ad alcune persone non piacciono questi luoghi in quanto sostengono che ci si debba divertire per forza. Non è vero. Ci sono tante serie di condizioni per cui una giornata spesa nei parchi di divertimento è una buona giornata. Intanto la compagnia: difficile che si vada da soli, ma si sarà sempre un gruppo d’amici (o fidanzati) che già partono con l’idea di divertirsi. In secondo luogo l’atmosfera di questi luoghi è sempre piacevole; sia per piccoli parchi come quegli italiani che a maggior ragione in questi enormi. Terzo: le giostre; non è detto che per divertimento tutti intendano le montagne russe o roba simile, ma ce ne sono di tanti tipi in questi parchi e quella più adatta si trova sempre.
Se capita l’occasione vi divertirete senza dover pensare se ci si debba per forza divertire o meno.
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Ho visto da vicino i palazzi di Shinjuku. In uno di questi, costato un miliardo di dollari, c’e’ la sede del governo giapponese. Non vorrei ripertermi ma come in altri “quartieri” anche questo è completamente “forato”: sottoterra scorrono decine di linee metropolitane ed in generale centinaia di negozi e ristoranti. Puoi camminare per un’ora sottoterra e visitare sempre posti nuovi.
In questo “quartiere” lavorano 250 mila persone pertanto la mattina le linee metropolitane sono talmente affollate che ad ogni porta si trova il tipo addetto a spingere dentro la gente sul treno (ogni giorno in questa stazione circolano due milioni di persone).
I palazzi saranno una decina: non hanno l’alto design di quello di Yokohama o di Roppongi ma sono tutti ma sono tutti imponenti.
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Non crederò mai che Dio giochi a dadi col mondo.
-Albert Einstein
Sono stato di nuovo a Kamakura, un paesino nei dintorni di Tokyo. Armato di telecamera ho rifatto il giro dei templi e del grande Budda. Giornata serena, tempo perfetto.
Degno di nota, sono riuscito a vedere il primo tramonto da quando sono qui: siamo scesi dal treno verso le cinque di pomeriggio in un paesino sul mare (mare è riduttivo in quanto è un oceano) nel momento in cui il sole ormai rosso si tuffa nelle acque. Dalla spiaggia mirando l’orizzonte, vicino al sole, si vede il Fuji dalla cui cima spuntano, timide, nubi bianche.
Pian piano l’azzurro del cielo lascia il posto al soffuso rosso/arancione del tramonto; in un baleno il sole viene inghiottito dall’oceano e la volta celeste si fa sempre più cupa.
Ammirando questo spettacolo della natura mi viene da pensare perché lo considero tanto bello. Come mai la natura suscita delle sensazioni così sublimi? Nessuna costruzione umana può valere la bellezza di un solo tramonto che incornicia il monte Fuji (che è solo un optional). Forse chi ha la sensibilità per apprezzare questi spettacoli non è tanto diverso da Voltaire, da Albert Einstein, da Giordano Bruno i quali con parole diverse ma con lo stesso animo esaltavano la bellezza della natura e le leggi che la governano.


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