Nihon Ryokou

martedì, ottobre 25, 2005

Cibo, arte e natura



(Yokohama by night)


















Ammettendo l'uomo la natura ha commesso molto più di un errore di calcolo: un attentato a se stessa.
-Emile M. Cioran


In questi giorni in cui non ho aggiornato il blog sono stato preso dal primo filmino che ho fatto con la videocamera. Dura venti minuti e non è in HDV (High Digital Video, alias alta definizione) perché il portatile di Lapo (e ti pareva) non è abbastanza potente per gestirlo. Tuttavia ha la qualità di una videocamera normale e da una grandezza di quattro giga l’ho compresso a 192 mega senza perdere qualità apparente. Sto cercando qualche modo per poterlo uploadare su internet affinché, anche per il futuro, a chi interessa (e chi può) se lo possa scaricare.
Ho anche aperto un fotoblog su Flikr in cui metterò le foto più carine/curiose che ho fatto.

Nel corso della settimana passata ho visitato Yokohama che dal 1856 è, di fatto, il porto di Tokyo.
In passato Tokyo e Yokohama erano due città distinte ma nell’ultimo secolo le case hanno ricoperto tutta la regione per cui non è possibile, ad occhio, distinguere l’una dall’altra se non per il fatto che Yokohama è sul mare: non si capisce bene dove esso comincia e dove finisce la città perché ciò che in passato doveva essere un golfo adesso è pieno di ponti, costruzioni enormi e banchise che si riprendono rapidamente tutto ciò che il mare ha eroso nei secoli. Dal punto di vista della natura è un obbrobrio ma dal punto di vista tecnologico e scientifico è certamente affascinante; dopotutto di golfi in natura ce ne sono tanti, perderne uno non sarà un disastro.
Puntando lo sguardo all’orizzonte, verso l’oceano pacifico, si scorgono numerose costruzioni tra cui spiccano dei grandi pilastri atti a sorreggere un ponte a due piani che collega le due estremità del golfo. Sarà lungo due o tre chilometri e di notte è illuminato da fari azzurri che affascinano lo spettatore.
Una cosa che ho notato oggi è che il mare è pulito, trasparente. Quasi non ci credevo che l’ho filmato e chissà come devo essere risultato strambo ai giapponesi seduti sulla promenade vedendo questo straniero intento a filmare, tra i palazzi e altre bellezze, l’acqua bassa del porto a pochi metri da lui. Forse loro non sanno che a Livorno, una città cento volte più piccola con cento volte meno industrie di Yokohama, l’acqua e’ nera e se ci cadi dentro sono guai.
A Yokohama invece l’acqua del porto è trasparente, si vede tutto il bel fondale fino a vari metri sotto. Del resto avevo gia parlato dei fiumi in cui la gente d’estate fa il bagno quindi perché stupirmi se anche l’acqua del porto più grande del Giappone è limpida?
Mentre oggi ero diretto verso Chinatown ho passato un ponte che superava un fiume; l’acqua era blu scura, pulita e nei flutti nuotavano placide, enormi carpe grandi più di mezzo metro.

Una leggera brezza ci accarezza il viso mentre voltiamo le spalle al temuto oceano (nell’animo dei giapponesi il mare suscita ancora oggi un sentimento di mistero e paura; dopotutto sono isolani e nei secoli passati coloro che vivevano sulla costa si nutrivano quasi esclusivamente dei frutti della pesca) e miriamo gli immoti, nobili grattacieli costruiti anni fa quando il Giappone era in piena “bolla economica” e sembrava capace di comprare l’intero pianeta.
Oggi questi splendidi gioielli architettonici attirano alcuni turisti, ma per lo più sono pieni di uffici e ristoranti di lusso. Uno di essi è più maestoso degli altri non solo grazie alla sua altezza ma alla sensazione che mi da guardandolo; se potesse parlare sono sicuro che mi direbbe con arroganza: “Ehi prova a darmi una spinta, tanto non mi muovo di un millimetro”. Emana un’aura di forza eppure non è che un palazzo, ma pare che le sue fondamenta, le sue radici, siano profondissime, tanto abissali che niente possa smuoverlo da dove è. E’ l’edificio più alto del Giappone e sicuramente il più bello che ho visto finora. Di notte quando centinaia di luci lo illuminano è meno “forte” ma più scenografico.
Passeggiando per questa città ormai non fo più caso alla pulizia e all’organizzazione che qui regna sovrana e il silenzio e la brezza contribuiscono a farmi associare la metropoli a una città francese come Parigi o Brest se non fosse che qui i gabbiani sono per lo più sostituiti da enormi corvi che gracchiano costantemente. Eppure di gabbiani ne ho visti ma in questa regione ce ne sono pochi di uccelli e gli unici che sopravvivono bene sono appunto questi enormi, scuri, corvi.
Del resto contro i piccioni sono state prese tante misure in modo tale che di questi volatili ce ne siano pochi: ogni tetto o superficie dove possano appollaiarsi è ricoperta da punteruoli e in qualche modo vengono eliminate le uova dai nidi. Tra l’altro la forma dei palazzi non è tale da consentire un nido facile per i piccioni (ma anche per gli altri volatili) perché soprattutto in centro non esistono tetti. Considerando che le strade sono pulite e non ci sono molti insetti hanno poco di cui mangiare per cui li troviamo solo nei parchi. Dando l’addio ai piccioni però lo diamo anche alle rondini e agli altri uccelli che siamo abituati a vedere in Italia.
Yokohama perde un po di fascino se con la mente rimiriamo Brest al tramonto, con i suoi gabbiani ed il loro canto: una città di mare senza gabbiani è difficile da immaginare ma qua in Giappone la natura ha perso molto.
Basta l’assenza di gabbiani a giudicare Yokohama come una città “fredda”, senza vita? I corvi, forse, non sono un caso? Bastano le costruzioni sul mare, le invasioni fatte dall’uomo contro la natura per giudicarla in questo modo? Forse si, forse no, ma dopotutto ce ne sono tante di città di mare nel mondo, perderne una non sarà un disastro.

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Sono stato anche al museo d’arte contemporanea a Tokyo nel quartiere di Ueno a vedere una mostra in cui erano esposte diverse opere d’autori giapponesi tra cui quella di un amico del babbo di Kanako. Non mi è piaciuta molto: diciamoci la verità io non so cosa sia l’arte, non sono un esperto.
Da profano quale sono ritengo che un’opera sia bella se rispetta dei canoni estetici i quali non solo danno delle sensazioni ma ritraggono qualcosa di concreto, seppure irreale o fuori dalla fisica.
Una trave inchiodata a una parete non mi da alcuna sensazione tranne l’invida per l’artista che l’ha concepita e magari e’ diventato famoso per tale opera. Un quadro enorme con tre cubi colorati a forza di secchiate di vernice colorata idem come sopra.
Non dico che un’opera e’ tale se non è uguale a un Caravaggio ma almeno che se mi si presenta un paesaggio, che sia “pulito” e disegnato bene; può avere colori strani, essere distorto, sottosopra a quel che vuoi ma la mano del pittore deve dare l’idea di qualcuno che col pennello ci sa fare e molto.
Prendi Picasso, molti profani lo ritengono un’incapace che ha avuto la fortuna di inventare un genere. Io non sono tra quelli perché da diversi suoi quadri traspaiono sensazioni chiare e nette che generano nell’animo dello spettatore un sentimento definito.
Tuttavia se per assurdo mi si proponesse un Caravaggio per dieci quadri di Picasso non avrei dubbi su cosa scegliere.

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(il babbo di Kanako che mangia, felice, un piatto di soba)

L'entusiasmo è per la vita quello che la fame è per il cibo.                                     -Bertrand Russell
Cibo. Io che sono appassionato di cibo ritengo una tortura camminare per i vari piani dei centri commerciali e trovare solo cibo, di ogni tipo, forma e dimensione.
In Italia per mangiare del Sushi devi andare nei ristoranti da 40 euro a testa mentre qui nei supermercati ne trovi pacchi interi a due euro. Ogni cosa è diversa, strana, particolare. Come fai a non affascinarti mentre vaghi per queste aule ricolme di pietanze appetitose senza provare ad assaggiare qualcosa? E’ impossibile per me. Come fai a non avere le lacrime agli occhi mentre viaggi in questi mondi ultraterreni fatti di riso, tofu, dolci, sandwich ricolmi di ogni cosa, tartine, frittate, udon (spaghetti di riso), ramen (zuppe con spaghetti di soba), cibi vietnamiti, coreani, cinesi e tanto altro ancora? Impossibile.
Conosco persone che se non li nutri con rosticciana e ragù piuttosto muoiono di fame. Un altro individuo di cui faccio sempre l’esempio sebbene abbia ormai dimenticato volto e nome, tendeva a dividere i piselli più scuri da quelli più chiari prima di mangiare solo e unicamente uno dei due tipi.
Quando andai a Parigi con gli amici di palestra ricordo che rimasero disgustati dalla cucina francese con tutti i suoi ghirigori e colori strani. La disprezzo anch’io ma certo non perché sia cattiva ma perche è poca (se parliamo di Novelle Couisine, che pare abbia preso il sopravvento). In quanto a gusto e presentazione non posso che limare il piatto con la lingua.
Tuttavia i miei amici non mangiarono nulla, non assaggiarono nemmeno il fois grais o altre prelibatezze bollandole nella categoria marrone che tutti produciamo.
Mi domando come potrebbero sopravvivere in Giappone dove quello che ingerisci è ben più alieno.
Ieri in un ristorante tipico e anche abbastanza costoso un amico di Kanako mi chiede se ho mai mangiato del fegato. Gli rispondo: “Si, in Italia si mangia e mi piace molto anche se in Spagna è migliore”.
“Crudo?” mi chiede tranquillo.
“Si, molto buono tra l’altro” affermo, ricordando con affetto i gustosi manicaretti assaporati qualche giorno prima.
“Di pesce?” mi chiede ancora pacatamente.
“Ah no, di pesce no” gli dico tranquillo sperando che non si accorga dalla mia espressione che non avevo idea che i pesci avessero il fegato.
Chiaramente lasciano a me l’onere di assaggiare il fegato di pesce crudo e io lo faccio volentieri: delizioso.
Poi siamo passati a un qui comune piatto di sashimi: varie fette di pesce crudo, tonno, salmone, sgombro ecc, lo ritengo di varie spanne migliore di quello cotto (e poi non ci sono lische!).
Ho gustato le uova riccio di mare (crude ovviamente), ostriche (ma quelle anche noi si mangiano crude) e altre prelibatezze cotte e crude che a molti tra i miei amici e conoscenti farebbero storcere di parecchio il naso.
Ebbene io dico a coloro che con disgusto hanno letto quei pochi cibi che ho descritto sopra:
“il saper provare, gustare e apprezzare certe cose per noi così diverse è un dono e chi non ce l’ha non capirà mai quantè bello mangiare”.


mercoledì, ottobre 19, 2005

Viaggi notturni



Il mondo è un libro. Chi non viaggia ne legge una pagina soltanto.
-Sant`Agostino

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In questi giorni piove a causa di un tifone che sta sfiorando le coste del Giappone. A causa di questa pioggia non ho fatto niente di speciale, sebbene qui, per un italiano, anche passeggiare per strada e` speciale.
Comunque in breve ho visitato i quartieri linitrofi ed ho comprato una videocamera, la Sony HDR-HC1K. Questa videocamera che qui costa meno della meta` che in italia, sfrutta una tecnologia ad alta definizione video che permette di registrare le immagini con la qualita di un dvd.
Ho gia` provato a scaricare i filmati su computer, compattarli in divx, bruciali su dvd ecc. Tutto perfetto. Devo solo impratichirmi con questi programmi di editing video altrimenti rischio di proporre al pubblico un lungo noioso filmato di 5 ore.
Ho anche sentito il mio primo terremoto di quest`anno: domenica pomeriggio mentre smanettavo al portatile sento tremare tutto; me ne infischio e torno a smanettare. In seguito mi hanno detto qui in casa che quando ce` un terremoto e` bene correre al piano piu alto della casa perche se fosse molto forte la prima cosa che succede e` un po quella delle Twin Tower: i piani alti schiacciano quelli bassi. Bello no?

A parte questi balocchi ieri sera siamo stati in macchina con Mio, un`amica di Kanako, per le vie di Yokohama.
La macchina di questa ragazza e` simile a molte altre macchine presenti qui: una specie di furgone enorme, silenzioso, comodo, ultraspazioso, ipertecnologico con GPS integrato e ovviamente con cambio automatico.
Bruciando qualche rosso e commettendo le solite disattenzioni che solo una donna alla guida puo` commettere, ci ha portato gentilmente per un paio d`ore a spasso per Yokohama, tra quartieri zeppi di ristoranti, nightclub, pub, palazzi, uffici e persino lungo un`enorme ponte che ricorda quello che vogliono fare per lo stretto di Messina ma qui l`hanno realizzato in meno di un anno.
Siamo partiti alle 19:30 e siamo tornati alle 22:00. Code trovate? nessuna. Traffico? lo stesso che ci puo essere a Firenze all`una di notte.
Ora mi chiedo ma come e` possibile che in una citta` che conta 10 milioni di persone non ci sia traffico? semplice, tutti, anche nelle ore calde come queste, prendono i servizi pubblici che funzionano alla perfezione, sono puliti e costano il giusto.
Ogni centro commerciale, quartiere o edificio pubblico importante di Tokyo e Yokohama (che ricordo sono due citta praticamente attaccate, indistinguibili l`una dall`altra al giorno d`oggi) e` collegato tramite una rete sotterranea di metropolatina/treno. Ogni tre minuti esatti passa un treno che puo essere o locale cioe si ferma ad ogni stazione, o espresso (che passa ogni 15 min) che si ferma in quelle piu importanti. Ogni scritta sui grandi display delle partenze/arrivi e` bilingue (inglese giapponese).
Qui se un treno ha un ritardo anche di 2 minuti le compagni che gestiscono il treno devono pagare multe salatissime e ovviamente lo sciopero non esiste perche tutti sono pagati piu` che bene quindi mai un disagio.
Inutile dire che quando ci dobbiamo spostare la metropolitana e` la scelta migliore e piu` veloce.
Il treno e` sempre pulito, provvisto di aria condizionata/riscaldamento ed e` solo un po noioso prenderlo verso le 18/20 perche tutti tornano da lavoro e rimani incastrato tra la gente (peraltro silenziosa e tranquilla anche se sono pigiati dagli adetti dentro il treno per farceli entrare tutti).
Nella corsa serale di ieri solo una persona ha suonato il clacson quando ha notato che Mio stava per tamponarla (ah lo specchietto laterale, quando mai le donne ricorderanno che esiste?) e il viaggio e` stato tranquillo in questa sorta di astronave che era la sua enorme Nissan.
Passando tra le strade, tutte pulitissime e zeppe di costruzioni enormi e luci fantasmagoriche mi chiedo quando in Italia sara possibile visioni di questo genere.
Io penso mai.
L`italia per sua apparente fortuna (invece e` una delle sue piu grandi sfortune) vive sulle vestigia decomposte di un Impero e in seguito sulle rovine di civilta antiche che per noi, nel mondo moderno sono una maledizione. Non si puo scavare senza trovare qualche reperto. Da un lato e` una cosa positiva ma ci costringere a vivere in uno spazio ristretto intasato dalle macchine e dallo smog senza possibilita di risolvere alla radice. Qui i giorni alterni delle targhe non sanno cosa sono, l-aria e` pulita per non parlare dei fiumi, in cui la gente ci fa il bagno.
Il bagno!! vi immaginate ora le persone che fanno il bagno nell`arno o nel tevere? forse per suicidarsi.
Qui i fiumi che passano Tokyo o Yokohama sono talmente tenuti bene e puliti che le persone ci fanno il bagno e i picnic sulla riva.
Da noi se ti avvicini troppo alla sponda rischi che i tarponi ti trascinino nell-acqua per divorarti.
Un-altra cosa che denota una civilta superiore alla nostra: i bagni.
Ogni negozio ha il suo bagno, pure il parrucchiere. Se hai da fare un bisogno puoi tranquillamente entrare in un negozio e chiedere dove e` il bagno per usarlo senza che nessuno ti guardi male.
Ogni centro commerciale ha uno o due bagni per piano (normalmente ha nove piani in altezza e due sottoterra). Tutti i bagni sono PULITI, profumano addirittura e hanno pure la musica classica in sottofondo.
Non mi e ancora capitato di trovarne uno sporco o che puzza.
Da noi quando se ne trova uno pulito gia si pensa che il posto che lo ospita sia il top del top, tipo ristorante da 100 euro a testa.
E per trovarne uno devi viaggiare per chilometri, e se lo trovi devi pure pagare. Ridicolo.


Io mi vergogno se penso a questi giapponesi che vengono in Italia e vedono come siamo messi... perche molti di loro ci conoscono solo per la nostra moda e le nostre macchine. In ogni posto vedi marchi italiani, Prada, Gucci, Barilla, Ferrari ecc... e ci ammirano molto per questo. Poi vengono in Italia e mi immagino si chiederanno se l`aereo ha sbagliato Nazione, magari il comandante si e` confuso ed e` atterrato in Somalia non Italia.
Invece nessuno sbaglio purtroppo.

giovedì, ottobre 13, 2005

Aggiornato!


A volte la sapienza più grande consiste nel non sapere o nel fingere di non sapere.
-Baltasar Gracián y Morales

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Domenica 09/10/2005

Il volo da Firenze e’ partito con qualche minuto di ritardo arrivando in poco più di un’ora a Monaco: abbiamo dovuto correre per non perdere la coincidenza col Boeing diretto a Tokyo Narita lasciandoci nello stomaco l’insipido sandwich al formaggio che le austere hostess ariane ci hanno, con quel senso di superiorità di cui solo i tedeschi sono capaci, ceduto.
Nonostante la fretta si notava il fatto di non essere in Italia perché lo strano silenzio delle folle misto a una pulizia certosina ci faceva inequivocabilmente capire che eravamo approdati in un altro Stato. Tuttavia non e’ sia mai detto che l’Italia e’ peggio in tutto: salito a bordo dell’aeroplano tedesco con rammarico mi sono accorto della mancanza della mini TV innestata nello schienale di ogni passeggero come di norma accade in ogni volo internazionale che si rispetti. Questo comporta che per dieci ore non avrei potuto far altro che ascoltare i discorsi di un vicino gruppo di skinhead tedeschi più che trentenni che gia pochi istanti dopo essersi seduti ai loro posti bevevano, nell’allegria del rutto, lattine di birra. Questi individui che sembravano interessati solo a riviste di moto stile Harley pulite rigorosamente da donnone svestite non hanno fatto altro che latrare tutto il tempo suoni molto simili a quelli che sentiamo abbaiare nei famosi film sul Terzo Reich o riecheggiare in un’altra lingua soprattutto al Sud della penisola Italica. Unica soddisfazione il vederli tutti sfilare davanti alla polizia giapponese intenta a perlustrare ogni angolo delle loro valige facendogli perdere tutto il tempo che a me povero italiano inferiore è stato rubato al sonno.
Passati i controlli eccoci al familiare aeroporto di Narita. Ci dirigiamo rapidi al tipo addetto alla spedizione bagagli e gli consegnamo i pesanti fardelli che ci accompagnano dall’Italia.
Prendiamo il treno ovviamente in orario e con qualche scalo raggiungiamo Shibuya, il quartiere giovanile di Tokyo dove il marciapiede non è visibile a causa della quantità di folla che lo calpesta.
Entriamo a caso in uno degli enormi palazzi e grattacieli ricoperti di TV e luci sfavillanti che fungono da enormi centri commerciali e raggiunto il nono piano, quello dei ristoranti, non c’e’ che l’imbarazzo della scelta: italiano, giapponese, specializzato sul fritto (tempura), sul ramen, ecc.. Scegliamo quello che sforna solo piatti a base di soba: una specie di spaghetti passati sotto l’acqua fredda e imbevuti, ma questo e’ compito nostro, in una sostanza acquosa a base di soia al gusto leggermente salata.
Mangiamo avidi con le nostre bacchette e andiamo a casa facendo scalo in due o tre stazioni metropolitane.
La cittadina in cui siamo diretti è nella prefettura di Kanagawa situata più a Yokohama che ha Tokyo ed è come la ricordavo: tranquilla, piena di negozi e di macchinone d’ogni tipo.
A proposito della macchine: in questa parte del Giappone se ne trovano di tutte le marche, perfino quelle italiane, addirittura delle FIAT ma, rigorosamente, sopra i 50.000 euro. Persino i ragazzi li vedi girare in Porche e comunque tutti i giapponesi pare preferiscano i Jeeponi stile Cayenne o le loro controparti asiatiche sempre e comunque muniti di navigatore satellitare. Il perché di questo mi e’ ignoto ma forse e’ da riportare all’amore dei giapponesi nelle cose meccaniche e tecnologiche vedi i robottoni dei cartoni, Mazinga in primis.
In tutto questo intreccio di strade e di persone non si sente nessuno urlare, suonare il clacson o qualsiasi altra cosa che in qualunque città italiana non e’ che la norma.
Già mi viene in mente quando ero a Roma e mi sono ritrovato con la mamma di Kanako nello stesso taxi in cui il guidatore, assolutamente incapace di parlare senza urlare, si affiancava a gente che neanche conosceva urlandogli frasi in stretto romano su come era bella la tal tizia o sulla macchina che guidava o su qualsiasi altra cosa avesse il pretesto di ululare qualche dialetto alla Meo Pattaca “on the Road”. “Aciiiiiiiiiii” gridava lo screanzato, che poi ho scoperto essere una variante dialettale stile “ah ciccio” o “abbello” e si bullava di essere un vero romano da svariate generazioni.
Ho spiegato alla Sig.ra Fujimoto che questi sono casi rari e sebbene ci credessi veramente sono stato nuovamente smentito dopo il terzo o quarti taxista (uno anche di Firenze) col quale mi sono trovato a che fare. Roma mi ha fatto sentire in un paese del terzo mondo ma non per il modo di fare che può essere, se vogliamo proprio trovare una scusa, anche caratteristico della zona, ma per le condizioni di estremo disagio locate soprattutto nei pressi della stazione (ma ogni stazione italiana non è che un ricettacolo di ladri e zingari) ma anche in qualsiasi altra strada: magrebini, rumeni, albanesi, drogati e di tutto quello che c’e’ di più schifoso si possa trovare nei bassifondi di una “metropoli” decadente e putrefatta come Roma. Non dico di sbattere questa gente in un bel traghetto diretto in qualche carcere subtropicale recintato da coccodrilli e orche assassine, ma certo c’e’ qualcosa che non va quando uno deve viaggiare con una mano sul portafoglio e l’altra pure e non basta a proteggersi da questa feccia.
E’ possibile che se vai in qualche altro Paese civile, non trovi questa marmaglia? E’ possibile che in in questi Paesi le stazioni, gli aeroporti, qualsiasi luogo pubblico affollato, non sia in mano a questa gente? E’ possibile che le strade siano pulite, non perché ci sono chi le pulisce, ma perché la gente non sporca? E’ possibile che non ci siano i soliti furbi che ti passano da destra, che ti si mettono davanti quando sei in coda (di macchine o di persone)?
Si e’ possibile e noi italiani siamo in questa situazione per colpa esclusivamente nostra, del nostro modo di essere: vai a Napoli e vedi la gente che getta il sudicio dalla finestra perché a Napoli l’interno della propria abitazione e’ un luogo coperto di santo (ricoperto di santini di san gennaro & C), lindo e pulito, ma fuori, chi se ne frega, non e’ roba loro, ma dello Stato che deve pulire.
A Napoli i giapponesi non li fanno scendere dagli Autobus ma la visitano come un safari a finestrini ben chiusi. E mi immagino come per i napoletani deve suscitare riso il vedere queste comitive di giapponesi chiusi nei loro bunker, mentre non si rendono conto, i napoletani, di essere zebre, gazelle e antilopi.
La colpa di questa tragica situazione italiana si può ritrovare nella storia, leggendo in che modo disastrato si e’ tirato avanti nel corso degli ultimi mille anni ad oggi. Certo la colpa e’ anche dei politici, banda di mafiosi, che tra tutti non ce ne’ uno, neanche all’orizzonte, capace d’essere uno Zapatero, cioe’ non un Santo, ma uno che fa quel che dice prima d’esser eletto e lo fa e lo persegue come un dovere, non come un piacere da farci tra una mangiata e l’altra

Comunque sia ho divagato e vi chiedo scusa, ma dopotutto questo e’ un diario e io scrivo quel che mi viene in mente.
Tornando al filo principale, raggiungiamo finalmente l’abitazione e tra saluti, inchini e scambi di regali io e Kanako usciamo per andarci a comprare un cellulare.
Muoio dal sonno, mentre l’addetta gentilmente ci spiega l’interminabile gamma di telefonini e rischio piu volte di addormentarmi li davanti a lei, comunque tra un mattone “I MODE” ultra accessoriato e un discreto radiotelefono a conchiglia con fotocamera al prezzo di 3150 yen (24 euro, in italia manco lo annusi a questa cifra) scelgo quest’ultimo. Noto con ironia che, pare, non sia arrivato ancora il Bluetooth qua in Giappone ma per scambiarsi i dati debbano ancora ricorrere all’arcaico infrarosso. Forse non arriva perché ci sarebbe un tal casino di collegamenti da risultare impossibile mandarsi una foto in mezzo alla giungla di segnali che gia ci sono e che ci sarebbero.
Qualunque sia la verità posso bullarmi mentre vedo la sorella di Kanako imprecare perché i due telefonini non sono ben allineati e quindi non passa il segnale, che in Italia siamo molto piu avanzati.
Questo mi fa tornare alla mente quando anni fa in Tunisia la guida ci diceva, fiera, che il suo Paese era all’avanguardia nel campo della medicina mentre con l’autobus passavamo, a finestrini rigorosamente chiusi, zone non troppo sicure.

Terminiamo la giornata con una bella cena giapponese attorno al tavolo a base di squisito sashimi (pesce crudo) e altre prelibatezze che non saprei al momento descrivervi.

Buonanotte a tutti.
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Lunedì 10/10/2005


Il quarto piano del palazzetto


I pensatori si dividono in due scuole: quelli che sanno e l'altra.
-Gino Zappa

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Mi alzo alle 8 e dopo aver fatto colazione a base di caffe e un frutto che mi ricorda la melapera, ci prepariamo per andare a vedere la sorella di kanako che oggi ha delle gare di ginnastica con la scuola. Ha 15 anni e frequenta una specie di liceo per infermiere del quale non ho ben capito il nome. In Giappone tutte le scuole superiori durano 3 anni e lo sport e’ considerato una materia molto importante.
Mentre guardo le prove dei ragazzi mi metto a pensare, tanto per cambiare, alla situazione italiana della scuola: una tragedia. Ci sarebbero tanti ottimi esempi da prendere ma i governi si ostinano a fare “le riforme” che di diverso hanno solo il nome o slogan tanto accattivanti quanto falsi come la scuola delle tre i. Il liceo di 3 anni lo trovo un’ottima cosa, da noi dura inutilmente due anni in piu: considerando quanto ci vuole a fare l’universita, piu la tesi (non esiste cosa piu inutile) piu i “fantastici” COCOCO, piu gli apprendistati, da noi un laureato può cominciare ad avere un lavoro decente a 30 anni se e’ fortunato. Se ha avuto l’ardire di scegliere medicina allora si parla di 40 anni, ci credo che poi i medici anche se strapagati sono sempre affamati di soldi.
In Giappone le persone si laureano a 21 anni e se si laureano bene trovano lavoro subito anche in posti importanti, stando relativamente tranquilli per tutta la vita.
Tornando al discorso della scuola e dello sport: ad inizio anno ogni ragazzo sceglie il suo sport da praticare nel doposcuola.
Ogni scuola dura dalle 9 alle 15, ha una divisa e c’e’ il divieto di tingersi i capelli o truccarsi: si uccide l’individualita puntando sulla collettivita, la forza del gruppo piu che del singolo, ma finita la scuola e quando non si lavora la gente si veste, si trucca, si dipinge nei peggio modi: alcuni davvero stravaganti, altri eleganti, altri metallari, ma la maggior parte si veste normale come in italia, tranne che per gli stivali che, soprattutto le donne giovani, li mettono sopra ogni cosa.
Ogni studente e’ anche tifoso accanito della propria scuola la quale ha una squadra per ogni sport piu conosciuto (tra cui il judo e il karate) e una bandiera che la rappresenta.
Esiste infatti un torneo regionale e addirittura nazionale tra le scuole e si possono vincere premi considerevoli oltre che a borse di studio per le università piu importanti (con la differenza che in Giappone un atleta deve, a maggior ragione, coltivare anche le sue qualità mentali)
Kanako vinse alcuni tornei di corsa rimanendo per vari anni imbattuta nel tempo minimo raggiunto nei 100 metri; il suo nome e’ ancora inciso in una lastra all’entrata della sua scuola con il relativo tempo. Da noi le due ore settimanali di educazioni fisica sono usate per ripasso o per una partitella a calcetto quando va bene.
Comunque dopo una mezz’ora buona di treni e metropolitane arriviamo al palazzetto dello sport che la scuola annualmente prenota per questo evento: e’ enorme, di ben nove piani gran parte dei quali contengono un grande salone della grandezza di tre campi di basketball.
Al 4° piano tutta la scuola divisa per classe deve fare delle prove di ginnastica che sono piu un divertimento che un esercizio vero e proprio: pista con ostacoli d’ogni genere (roba tipo militare), portare una pallina da ping pong su un cucchiaio senza farla cadere, ecc.
Nao, questo il nome della sorella, nel dopo scuola pratica il calcio quindi e’ una che corre, e corre veloce da quanto ho visto. La sua squadra e’ arrivata prima e non e’ stata una sorpresa in famiglia.
Considerando poi che Nao in quella scuola e’ una matricola, cioe’ al primo anno, per me lo e’ stata.

Dopo un paio d’ore me ne vado con Kanako a fare shopping in un quartiere vicino pieno di centri commerciali (che novita) ma non trovo nulla d’interessante per me tranne un dvd di karate kid che pero non compro: i dvd in giappone costano molto piu che da noi.
Kanako si compra una gonna e ce ne andiamo al ristorante per la cena.
Mi mangio la mia Tempura e anche oggi la giornata e’ finita.
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Martedì 11/10/2005


Nel cuore di Tokyo due foto di questo splendido parco.


Bisogna mangiare per vivere, non vivere per mangiare.
-Socrate

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Oggi sono stato al ristorante dove lavora il fratello di Kanako, Key. Lavora in un ristorante francese elegante ma non troppo. Il menu e’ composto da pranzo A e pranzo B rispettivamente da 1500 e 2000 yen (10 e 15eu circa). Abbiamo scelto il pranzo A che ti permette la scelta di 1 antipasto 1 piatto “centrale” e il dessert. I piatti sono molto curati ma, come l’infame nouvelle cousine insegna, molto ridotti di quantità; sapore delicato, piacevole, ma poca roba. Dopo tre o quattro panini al burro (l’unica cosa che continuavano a portare una volta finito) mi sento decisamente meglio.
Key ha la mia età e lavora da un paio d’anni in questo ristorante che si trova circa a quaranta minuti di treno/metro da casa. La sua giornata comincia alle sei, fa colazione, si prepara in giacca e cravatta (anche il lavoro piu umile prevede “l’uniforme”) e va al ristorante dove rimarra fino a mezzanotte. A casa rientra verso l’una. Ha perfino un giorno libero, la domenica: si considera fortunato perche di solito la domenica e’ il giorno in cui c’e’ piu lavoro ed invece lui se ne sta a riposo.
Pare che questi ritmi siano normali in Giappone. Non so quanto e’ pagato ma spero tanto.

Dopo pranzo camminiamo un po tra ragnatele di strade e palazzi e svoltando un’angolo ci troviamo come d’incanto in un’altra epoca: un bosco con i suoi templi e i suoi laghi. Camminiamo nella pace del fruscio del vento tra le foglie, ma la città ci ricorda che anche questo posto e’ suo territorio, martellandoci da lontano con i suoi rumori e i suoi palazzi che, sullo sfondo, superano le fronde degli alberi, toccando il cielo con le loro cime di cemento.
Arriviamo nella zona del tempio in cui, pagando 500 yen (circa 3 euro), puoi lasciare un cartellino di legno con scritto il tuo desiderio o comunque qualsiasi cosa tu abbia voglia di scrivere. Tanta gente ha appeso i propri cartelli negli appositi contenitori e scorrendo con lo sguardo le scritte a me comprensibili (per lo piu quelle inglesi ma c’erano anche due o tre in italiano) noto che sono tutti esclusivamente desideri. In ogni religione o in ogni usanza (chi ha detto la fontana o il pozzo) c’e’ sempre il classico desiderio che si avvera con un piccolo sacrificio (spesso monetario e sempre a favore di chi con l’usanza, ci guadagna). Leggendo tutti i desideri delle persone mi accorgo di quanto simile sia la gente anche se distante migliaia di chilometri: salute, denaro, felicità.
Nessuno ha scritto niente di diverso, solo desideri, solo richieste, solo speranze.
Io credo che l’uomo non possa mai realizzare i propri desideri perche i desideri sono come il formaggio per il topo. Il topo coraggioso e fortunato riesce ad arrivare al suo formaggio ma poi? Una volta mangiato non e’ che all’inizio di una nuova ricerca, di un nuovo formaggio da trovare.
E cosi l’uomo. Avra sempre un desiderio da realizzare e non sara mai soddisfatto. Non puo esserlo altrimenti la sua vita non avrebbe senso e finirebbe col suicidarsi. Un uomo senza un desiderio, senza un traguardo non puo essere un uomo felice e quindi e’ una contraddizione. Quale’ il vostro desiderio? Quale’ il vostro traguardo? Seguite solo l’istinto o avete un piano ben preciso per realizzarlo?
Farsi delle domande e’ importante. Fatevele.
Guardando queste insegne quindi mi chiedo, perche non scrivere qualcosa di diverso anziche le solite richiese, le solite speranze inascoltate.
E cosi mi immagino un bel cartello appeso con scritto: NO WISH (nessun desiderio), oppure un bel NO DEITY, NO PRIEST, NO TRASH MONEY (nessuna divinita, nessun prete, nessun soldo buttato) o SONO IO L’ARTEFICE DEI MIEI DESIDERI, frasi così, diverse dal mucchio.
Questi cartellini ogni anno vengono presi e bruciati in modo, da tradizione, che la loro cenere raggiunga le divinita per poter cosi realizzare i desideri di noi umili mortali (insegnamogli a usare le email che si fa prima)… speriamo che ci si brucino.

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Mercoledì 12/10/2005

L'inclinazione a trafficare, barattare, scambiare una cosa con un'altra è comune a tutti gli uomini e non si trova in nessun'altra razza di animali.
-Adam Smith

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Ci siamo svegliati abbastanza tardi e abbiamo pranzato in un ristorantino vicino casa veramente squisito: sara grande 5 metri quadrati e la cucina e’ come un ripostiglio dove il proprietario/cuoco cucina le pietanze e poi le serve ai tavoli (5 in tutto piu il bancone che saranno altri 7 posti credo).
Nella saletta dove si mangia arieggia una musica classica che elimina ogni stress e su uno schermo LCD scorrono immagini paradisiache di spiagge assolate e calde acque tropicali.
Un’atmosfera rilassante e casalinga.
Il proprietario, un tipo alto per lo standard giapponese, cucina tutto da solo e fa dei piatti che sono un po un mix tra tutte le cucine del mondo: per esempio io ho preso il pollo e nello stesso piatto c’erano spaghetti, pollo fritto croccante e una salsina a base di soia e maionese. Veramente buono anche gli spaghetti ottimi.
Mi chiedo perche in Italia qualcuno non possa fare una cosa simile, tranquilla, piccola e squisita in cui i costi siano ristretti ma non maggiori delle entrate dopottutto. Forse perche qui il guadagno si basa sull’arco dell’intera giornata e non dalle 12:30 alle 14:00 e dalle 19:30 alle 22:00 ore in cui in Italia c’e’ il pienone mentre in giappone, restando sempre aperti, non hanno momenti in cui sono particolarmente affollati (chiaramente nelle ore suddette anche qua e’ tutto pieno nei locali buoni, ma stando aperti tutto il giorno questo si nota meno).
Ci vedrei bene Francesco in un posto simile. Certo e’ una scelta difficile…
Dal momento che i genitori di Kanako conoscono il proprietario e lei ha gia’ lavorato qui in passato gli chiedono se puo ancora lavorare qui come cameriera (del resto non ci sarebbe spazio per un altro cuoco) e lui accetta. Da giovedì alle 18 fino alle 23 lavorera in questo posticino piccolo e tranquillo a mezz’ora da casa (a piedi, in macchina 3 minuti, ma qua nessuno la usa: si preferisce usare le gambe o i mezzi di trasporto pubblici).
La paga di Kanako dovrebbe aggirarsi sui 10 euro l’ora.
In giappone qualsiasi lavoro, anche pulire i bagni dei centri commerciali, viene remunerato da 10 euro in su l’ora. Ci credo che e’ tutto pulito (in realtà c’e’ poco da pulire, la gente non sporca, come ho spiegato nei precedenti post).

Un’altra cosa che ho notato e’ che per ogni lavoro ci sono tantissimi dipendenti, piu del necessario. Per esempio per ogni parcheggio ci sono tre (a volte anche quattro) tizi fuori con tutti gli accessori (paletti, guanti, divise) ognuno con una funzione diversa: il primo ringranzia e invita ad entrare, il secondo dirige la mano verso il parcheggio, il terzo dirige la mano verso il posto libero; oppure in un palazzo/casa/strada sotto costruzione ci sono addetti a ogni angolo del quartiere che per ore indicano la presenza di lavori in corso e spesso ovviamente non hanno altro da fare che andare su e giu per la strada finche non passa qualcuno e allora possono dare il meglio di se.
Ieri sera tardi hanno iniziato a riasfalatare una strada principale di Azamino (la cittadina dove siamo) e quando stamattina sono ripassato per quella strada era tutta stata riasfalatata (tipo 2 chilometri): in qualche ora e di notte hanno compiuto un lavoro che in Italia ci vuole 5 giorni bloccando il traffico ad ogni ora.
E questo Surplus lo vedo in ogni cosa.
Contando questo e che sono pagati molto piu che da noi, chiedo a Kanako quante tasse si paga in Giappone perche da noi questi “sprechi” non esistono. Mi risponde che sono alte ma non lo sa con sicurezza.
Ora mi chiedo se dipende solo dalla mentalità italiana la qualità del lavoro che si fornisce. Se per ogni cosa anche in Italia ci fossero 5 dipendenti in piu pagati il doppio forse anche da noi le cose andrebbero diversamente. Ma dove li prendono i giapponesi i soldi per pagare tutta questa gente? Penso che qua ci sia meno corruzione oltre a un senso di dovere verso chi compie qualsiasi tipo di lavoro, nel senso che in italia l’imprenditore vuole guadagnare il piu possibile e assume meno personale possibile dandogli il meno possibile. Cosi in tasca si ritrova di piu avendo speso poco ma fornendo un servizio peggiore (ma lui guadagna, degli altri chi se ne frega, pensa).
In giappone anche se fai un lavoro umile o sei l’ultima ruota del carro vieni pagato molto bene (e non dimentichiamoci che qua il costo della vita e’ simile al nostro se non minore. Esempio: ho visto gli affitti delle case, partono da 300 euro a 600 quelle con 3 stanze Cucina + bagno), hai condizioni migliori e a seconda di dove lavori hai una serie di opzioni che ti permettono di risparmiare su ogni cosa (medicine, trasporti, ecc).
Questo fa si che in giappone non ci sia bisogno di alcuno sciopero (infatti non sanno cosè) perche gli imprenditori non pensano solo al loro personale guadagno ma a una collettivita in crescita.
Cosa dicono in breve e per profani le teorie di Adam Smith? Che se l’operaio guadagna di piu le sue ricchezze verranno ridistribuite e alla fine anche gli imprenditori guadagneranno di piu.
Ma quando le ha dette queste cose? Secoli fa, quando esistevano ancora gli schiavi e gli operai quasi non erano pagati questa persona (ma in realtà esisteva gia una forma di movimento illuminista, ma se divago anche su questo finisce che scrivo un libro) iniziò a pensare e a dire che forse se a un operaio lo paghi di piu all’inizio in tasca al padrone viene di meno ma a lungo termine l’operaio comprera di piu e si creera piu domanda=piu guadagno per gli imprenditori.
In Giappone non so se conoscono Adam Smith ma, generalmente, seguono queste massime.
In Italia tutti sono sottopagati, tutti lavorano in condizioni pessime (tipo in due che svolgono un lavoro per cinque o casi simili) ed e’ chiaro che poi alla fine funziona tutto male.
Io in italia ho ancora il nokia 6210 di sei anni fa ed ho lavorato per 3 e mezzo in un ingrosso che vende telefoni. Perche non ho comprato il telefono nuovo?
Se i Signori Imprenditori pagassero di piu forse io avrei avuto voglia di spendere per comprare un cellulare nuovo ogni 3 mesi, se tutti facessero in questo modo alla fine sarebbe un guadagno enorme per l’industria italiana dei cellulari (e per tutte le altre).
Ma questo non succede perche forse Adam Smith e’ stato fermato alla dogana.

Konniciwa!






















La religione di un uomo non vale molto se non ne traggono beneficio anche il suo cane e il suo gatto.
-Abraham Lincoln

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Buongiorno!

Il presente messaggio per dirvi che ho problemi a connettere il portatile ad internet quindi ho difficolta ad aggiornare il sito.
Oggi andro a comprare la chiave USB per passare le informazioni da un HD all`altro visto che non ho trovato un modo piu veloce.

A dopo!

sabato, ottobre 08, 2005

Partenza














La forza di volontà attraversa anche le rocce.
-Proverbio Giapponese
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Ci siamo! Domani alle 12:55 partirò alla volta di Tokyo. (con scalo a Monaco. Circa 14 ore di volo)
Questo e' il mio diario di bordo.

Buona lettura.