Nihon Ryokou

martedì, ottobre 25, 2005

Cibo, arte e natura



(Yokohama by night)


















Ammettendo l'uomo la natura ha commesso molto più di un errore di calcolo: un attentato a se stessa.
-Emile M. Cioran


In questi giorni in cui non ho aggiornato il blog sono stato preso dal primo filmino che ho fatto con la videocamera. Dura venti minuti e non è in HDV (High Digital Video, alias alta definizione) perché il portatile di Lapo (e ti pareva) non è abbastanza potente per gestirlo. Tuttavia ha la qualità di una videocamera normale e da una grandezza di quattro giga l’ho compresso a 192 mega senza perdere qualità apparente. Sto cercando qualche modo per poterlo uploadare su internet affinché, anche per il futuro, a chi interessa (e chi può) se lo possa scaricare.
Ho anche aperto un fotoblog su Flikr in cui metterò le foto più carine/curiose che ho fatto.

Nel corso della settimana passata ho visitato Yokohama che dal 1856 è, di fatto, il porto di Tokyo.
In passato Tokyo e Yokohama erano due città distinte ma nell’ultimo secolo le case hanno ricoperto tutta la regione per cui non è possibile, ad occhio, distinguere l’una dall’altra se non per il fatto che Yokohama è sul mare: non si capisce bene dove esso comincia e dove finisce la città perché ciò che in passato doveva essere un golfo adesso è pieno di ponti, costruzioni enormi e banchise che si riprendono rapidamente tutto ciò che il mare ha eroso nei secoli. Dal punto di vista della natura è un obbrobrio ma dal punto di vista tecnologico e scientifico è certamente affascinante; dopotutto di golfi in natura ce ne sono tanti, perderne uno non sarà un disastro.
Puntando lo sguardo all’orizzonte, verso l’oceano pacifico, si scorgono numerose costruzioni tra cui spiccano dei grandi pilastri atti a sorreggere un ponte a due piani che collega le due estremità del golfo. Sarà lungo due o tre chilometri e di notte è illuminato da fari azzurri che affascinano lo spettatore.
Una cosa che ho notato oggi è che il mare è pulito, trasparente. Quasi non ci credevo che l’ho filmato e chissà come devo essere risultato strambo ai giapponesi seduti sulla promenade vedendo questo straniero intento a filmare, tra i palazzi e altre bellezze, l’acqua bassa del porto a pochi metri da lui. Forse loro non sanno che a Livorno, una città cento volte più piccola con cento volte meno industrie di Yokohama, l’acqua e’ nera e se ci cadi dentro sono guai.
A Yokohama invece l’acqua del porto è trasparente, si vede tutto il bel fondale fino a vari metri sotto. Del resto avevo gia parlato dei fiumi in cui la gente d’estate fa il bagno quindi perché stupirmi se anche l’acqua del porto più grande del Giappone è limpida?
Mentre oggi ero diretto verso Chinatown ho passato un ponte che superava un fiume; l’acqua era blu scura, pulita e nei flutti nuotavano placide, enormi carpe grandi più di mezzo metro.

Una leggera brezza ci accarezza il viso mentre voltiamo le spalle al temuto oceano (nell’animo dei giapponesi il mare suscita ancora oggi un sentimento di mistero e paura; dopotutto sono isolani e nei secoli passati coloro che vivevano sulla costa si nutrivano quasi esclusivamente dei frutti della pesca) e miriamo gli immoti, nobili grattacieli costruiti anni fa quando il Giappone era in piena “bolla economica” e sembrava capace di comprare l’intero pianeta.
Oggi questi splendidi gioielli architettonici attirano alcuni turisti, ma per lo più sono pieni di uffici e ristoranti di lusso. Uno di essi è più maestoso degli altri non solo grazie alla sua altezza ma alla sensazione che mi da guardandolo; se potesse parlare sono sicuro che mi direbbe con arroganza: “Ehi prova a darmi una spinta, tanto non mi muovo di un millimetro”. Emana un’aura di forza eppure non è che un palazzo, ma pare che le sue fondamenta, le sue radici, siano profondissime, tanto abissali che niente possa smuoverlo da dove è. E’ l’edificio più alto del Giappone e sicuramente il più bello che ho visto finora. Di notte quando centinaia di luci lo illuminano è meno “forte” ma più scenografico.
Passeggiando per questa città ormai non fo più caso alla pulizia e all’organizzazione che qui regna sovrana e il silenzio e la brezza contribuiscono a farmi associare la metropoli a una città francese come Parigi o Brest se non fosse che qui i gabbiani sono per lo più sostituiti da enormi corvi che gracchiano costantemente. Eppure di gabbiani ne ho visti ma in questa regione ce ne sono pochi di uccelli e gli unici che sopravvivono bene sono appunto questi enormi, scuri, corvi.
Del resto contro i piccioni sono state prese tante misure in modo tale che di questi volatili ce ne siano pochi: ogni tetto o superficie dove possano appollaiarsi è ricoperta da punteruoli e in qualche modo vengono eliminate le uova dai nidi. Tra l’altro la forma dei palazzi non è tale da consentire un nido facile per i piccioni (ma anche per gli altri volatili) perché soprattutto in centro non esistono tetti. Considerando che le strade sono pulite e non ci sono molti insetti hanno poco di cui mangiare per cui li troviamo solo nei parchi. Dando l’addio ai piccioni però lo diamo anche alle rondini e agli altri uccelli che siamo abituati a vedere in Italia.
Yokohama perde un po di fascino se con la mente rimiriamo Brest al tramonto, con i suoi gabbiani ed il loro canto: una città di mare senza gabbiani è difficile da immaginare ma qua in Giappone la natura ha perso molto.
Basta l’assenza di gabbiani a giudicare Yokohama come una città “fredda”, senza vita? I corvi, forse, non sono un caso? Bastano le costruzioni sul mare, le invasioni fatte dall’uomo contro la natura per giudicarla in questo modo? Forse si, forse no, ma dopotutto ce ne sono tante di città di mare nel mondo, perderne una non sarà un disastro.

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Sono stato anche al museo d’arte contemporanea a Tokyo nel quartiere di Ueno a vedere una mostra in cui erano esposte diverse opere d’autori giapponesi tra cui quella di un amico del babbo di Kanako. Non mi è piaciuta molto: diciamoci la verità io non so cosa sia l’arte, non sono un esperto.
Da profano quale sono ritengo che un’opera sia bella se rispetta dei canoni estetici i quali non solo danno delle sensazioni ma ritraggono qualcosa di concreto, seppure irreale o fuori dalla fisica.
Una trave inchiodata a una parete non mi da alcuna sensazione tranne l’invida per l’artista che l’ha concepita e magari e’ diventato famoso per tale opera. Un quadro enorme con tre cubi colorati a forza di secchiate di vernice colorata idem come sopra.
Non dico che un’opera e’ tale se non è uguale a un Caravaggio ma almeno che se mi si presenta un paesaggio, che sia “pulito” e disegnato bene; può avere colori strani, essere distorto, sottosopra a quel che vuoi ma la mano del pittore deve dare l’idea di qualcuno che col pennello ci sa fare e molto.
Prendi Picasso, molti profani lo ritengono un’incapace che ha avuto la fortuna di inventare un genere. Io non sono tra quelli perché da diversi suoi quadri traspaiono sensazioni chiare e nette che generano nell’animo dello spettatore un sentimento definito.
Tuttavia se per assurdo mi si proponesse un Caravaggio per dieci quadri di Picasso non avrei dubbi su cosa scegliere.

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(il babbo di Kanako che mangia, felice, un piatto di soba)

L'entusiasmo è per la vita quello che la fame è per il cibo.                                     -Bertrand Russell
Cibo. Io che sono appassionato di cibo ritengo una tortura camminare per i vari piani dei centri commerciali e trovare solo cibo, di ogni tipo, forma e dimensione.
In Italia per mangiare del Sushi devi andare nei ristoranti da 40 euro a testa mentre qui nei supermercati ne trovi pacchi interi a due euro. Ogni cosa è diversa, strana, particolare. Come fai a non affascinarti mentre vaghi per queste aule ricolme di pietanze appetitose senza provare ad assaggiare qualcosa? E’ impossibile per me. Come fai a non avere le lacrime agli occhi mentre viaggi in questi mondi ultraterreni fatti di riso, tofu, dolci, sandwich ricolmi di ogni cosa, tartine, frittate, udon (spaghetti di riso), ramen (zuppe con spaghetti di soba), cibi vietnamiti, coreani, cinesi e tanto altro ancora? Impossibile.
Conosco persone che se non li nutri con rosticciana e ragù piuttosto muoiono di fame. Un altro individuo di cui faccio sempre l’esempio sebbene abbia ormai dimenticato volto e nome, tendeva a dividere i piselli più scuri da quelli più chiari prima di mangiare solo e unicamente uno dei due tipi.
Quando andai a Parigi con gli amici di palestra ricordo che rimasero disgustati dalla cucina francese con tutti i suoi ghirigori e colori strani. La disprezzo anch’io ma certo non perché sia cattiva ma perche è poca (se parliamo di Novelle Couisine, che pare abbia preso il sopravvento). In quanto a gusto e presentazione non posso che limare il piatto con la lingua.
Tuttavia i miei amici non mangiarono nulla, non assaggiarono nemmeno il fois grais o altre prelibatezze bollandole nella categoria marrone che tutti produciamo.
Mi domando come potrebbero sopravvivere in Giappone dove quello che ingerisci è ben più alieno.
Ieri in un ristorante tipico e anche abbastanza costoso un amico di Kanako mi chiede se ho mai mangiato del fegato. Gli rispondo: “Si, in Italia si mangia e mi piace molto anche se in Spagna è migliore”.
“Crudo?” mi chiede tranquillo.
“Si, molto buono tra l’altro” affermo, ricordando con affetto i gustosi manicaretti assaporati qualche giorno prima.
“Di pesce?” mi chiede ancora pacatamente.
“Ah no, di pesce no” gli dico tranquillo sperando che non si accorga dalla mia espressione che non avevo idea che i pesci avessero il fegato.
Chiaramente lasciano a me l’onere di assaggiare il fegato di pesce crudo e io lo faccio volentieri: delizioso.
Poi siamo passati a un qui comune piatto di sashimi: varie fette di pesce crudo, tonno, salmone, sgombro ecc, lo ritengo di varie spanne migliore di quello cotto (e poi non ci sono lische!).
Ho gustato le uova riccio di mare (crude ovviamente), ostriche (ma quelle anche noi si mangiano crude) e altre prelibatezze cotte e crude che a molti tra i miei amici e conoscenti farebbero storcere di parecchio il naso.
Ebbene io dico a coloro che con disgusto hanno letto quei pochi cibi che ho descritto sopra:
“il saper provare, gustare e apprezzare certe cose per noi così diverse è un dono e chi non ce l’ha non capirà mai quantè bello mangiare”.


3 Comments:

  • At 3:01 AM, Blogger Download said…

    Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

     
  • At 5:37 AM, Blogger Casino online said…

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  • At 7:45 PM, Blogger Francesco said…

    E' proprio vero, se ti ricordi bene io ero accanto a te ed eravamo gli unici due a mangiare a volontà.
    Ma d'altra parte parliamo di Fabrizio Simone etc...

     

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